Dimessa dal Renzetti abortisce sull’elicottero del 118

Torricella, il dramma di una donna visitata in ospedale Il sindaco: «Zone montane senza l’emergenza-urgenza»

TORRICELLA PELIGNA. Abortisce al quinto mese di gravidanza mentre l’elisoccorso la trasporta al Clinicizzato di Chieti. Il giorno prima dall’ospedale Renzetti di Lanciano l’avevano rimandata a casa raccomandandole «un po’ di riposo». Per i paesi montani si rinnova la piaga dell’assenza di un presidio sanitario di emergenza-urgenza dopo la chiusura dell’ospedale di Casoli.

L.V. è una giovane mamma romena che ha già un bambino di 11 mesi. Suo marito, attualmente disoccupato, lavora nel settore dell’edilizia. L’altro ieri la donna ha accusato forti dolori al basso ventre. La decisione di andare all’ospedale di Lanciano, a 45 chilometri di distante da Torricella, quasi 50 minuti di viaggio, è stata presa perché quelle fitte non passavano, anzi diventavano sempre più insistenti. Arrivata al pronto soccorso, la donna è stata mandata in ginecologia, per ecografia e visita ginecologica dove i medici ritengono che la donna abbia bisogno di riposo e la rimandano a Torricella: altri 45 chilometri in auto.

Ieri mattina la giovane mamma accusa dolori lancinanti. Il marito chiama il 118 che allerta anche il medico del paese, Luigi De Pamphilis. Questi arriva subito in casa della coppia e, rendendosi conto che la donna sta per partorire, chiama l’elisoccorso. Il veivolo atterra nel campo sportivo del paese. Nel frattempo arriva da Atessa anche l’ambulanza del 118. Durante l’elitrasporto, però, la donna perde il bambino. Ora è ricoverata a Chieti e le sue condizioni fisiche non destano preoccupazione. Il dolore, però, di aver perso il figlio che portava in grembo, è enorme.

«A parte l’eventuale vicenda di malasanità», afferma il sindaco di Torricella Peligna, Tiziano Teti, «siamo alle solite: da anni chiediamo di avere un presidio di emergenza-urgenza del 118 ma i territori montani sono lasciati in abbandono da Asl e Regione». In questo contesto discutere la soppressione, entro il 31 dicembre, di almeno sette presidi di guardia medica sui dodici dislocati nell’entroterra frentano e vastese: salterebbero le sedi di San Vito, Quadri, Palena, Carunchio, Cupello, Scerni e Celenza sul Trigno.

Matteo Del Nobile

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