Gli indagati per usura respingono le accuse

Hanno risposto alle domande del giudice e del pubblico ministero Dossier della difesa. Chiesta la scarcerazione: oggi la decisione

LANCIANO. Hanno respinto ogni addebito mosso contro di loro dalla Procura, quattro dei cinque arrestati per usura ed estorsione aggravata. Per i fratelli Gennaro e Ferdinando Malvone, 43 e 47 anni, Roberto Spinelli, 45, e Rocco Buccini, 29, sabato si è svolto l’interrogatorio di garanzia nel carcere di Villa Stanazzo, dove sono rinchiusi da martedì. La quinta persona arrestata, Antonio Buccini, 26 anni, è invece agli arresti domiciliari. I quattro, alla presenza del difensore Gaetano Pedullà, hanno risposto alle domande - solo Rocco Buccini si sarebbe avvalso della facoltà di non rispondere - del Gip Massimo Canosa e del sostituto procuratore Rosaria Vecchi che, in via eccezionale, per la particolarità dell’inchiesta, è voluta essere presente al colloquio.

I due Malvone e Roberto Spinelli, unico lancianese del gruppo, hanno respinto le accuse dando un’altra versione dei fatti contestati dal Pm. La difesa ha prodotto una serie di documenti e indagini difensive che sono stati sottoposti alla valutazione del giudice per le indagini preliminari, al quale è stata presentata la richiesta di remissione in libertà o, in subordine, gli arresti domiciliari per i quattro. Entro oggi il Gip Canosa dovrà pronunciarsi, dopo aver recepito il parere del Pm Vecchi. È stato fissato a mercoledì, intanto, l’interrogatorio di garanzia ai domiciliari per Antonio Buccini.

I cinque sono stati arrestati martedì scorso nell’operazione “Wild horse” (cavallo selvaggio), condotta da Procura e carabinieri che ha portato alla denuncia di altre otto persone e al sequestro di beni per il valore di un milione e mezzo di euro. Secondo le accuse i cinque prestavano somme a commercianti in grave difficoltà economica e per la restituzione chiedevano interessi altissimi, a rate di 500 euro a settimana. Un prestito di mille-2 mila euro arrivava anche a centomila euro in pochi mesi. E se le vittime, finora sei quelle accertate, non potevano pagare, scattavano botte e minacce.

Due sono stati gli episodi più gravi, con un commerciante di San Vito malmenato. In qualche caso il recupero delle somme si configurava come una rapina. Per i cinque il Gip ha, invece, escluso l’accusa di associazione a delinquere.

Stefania Sorge

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