Lavoro, la d’Annunzio leader

Un record nazionale di assunti a 3 anni dalla laurea

CHIETI. Laurea e lavoro, l’università d’Annunzio leader nazionale. «Un dato sorprendente, in positivo, per una regione che è una propaggine nordista del Mezzogiorno afflitto da gravi problemi di disoccupazione», commenta il rettore.

«Una sorpresa positiva», aggiunge Franco Cuccurullo, «essere in cima a una graduatoria ufficiale dell’Istat e di altri ricercatori a conferma del fatto che il tessuto sociale e lavorativo dell’Abruzzo lascia ben sperare. D’altra parte sapevo da tempo che la nostra cura della formazione e della ricerca stava dando buoni risultati». Un’università 110 e lode in un campo strategico della proiezione e della sintesi accademica delle aspettative di giovani e famiglie. La “Gabriele d’Annunzio” di Chieti e Pescara è risultata prima sia nella graduatoria dell’istituto nazionale di statistica, l’Istat, che le ha assegnato una perventuale del 91,3% di occupati dopo la laurea triennale, che in quella compilata dagli esperti legati al quotidiano economico di Confindustria, “Il Sole 24 ore”, in cui l’ateneo abruzzese è in testa con l’88%, distanziato Trieste e Verona all’84,2. Ultima Napoli orientale, 48,2. In generale, quanto ai contributi statali parametrati sui risultati in vari ambiti, per la didattica la d’Annunzio è 22ª e 38ª nella ricerca.

L’indagine Istat è stata elaborata sui risultati del 2007. «L’universo di riferimento», dicono alla d’Annunzio, «è costituito da 260.070 laureati in Italia, di cui 167.886 in corsi lunghi di durata 4-6 anni e 92.184 in corsi di durata triennale. Dati alla mano, dalle graduatorie stilate in base alle aree disciplinari della nostra università, si evince che in pole position sono le materie giuridiche (facoltà di Economia) che toccano il 100% dei risultati, seguite da quelle dell’area medica con il 97,2 %, dell’area economico-statistica col 96%, per passare all’89,7% dell’area politico-sociale, all’85% dell’area di Educazione fisica (Scienze motorie), al 51,8% dell’area umanistica, fino al 37% dell’area scientifica e al 23,2 di architettura».

Risultati più che buoni anche per le lauree più complesse, le “lunghe”, fino a 6 anni. «Con il 70% di laureati occupati a tre anni dal titolo, l’ateneo di Chieti-Pescara», aggiungo alla d’Annunzio, «si colloca nella top ten dopo l’università Bocconi, la Cattolica del “Sacro Cuore”, la Iulm, il Politecnico di Torino». Approfondendo la disamina delle aree disciplinari, le migliori prospettive occupazionali sono relative alle lauree in Farmacia (82,5%), Economia aziendale (76,3%), Odontoiatria e protesi dentaria (75,4%). Quote più contenute di giovani impegnati in un lavoro continuativo, dopo il conseguimento del titolo, tra i laureati del gruppo medico e di educazione fisica (45,8%), geo-biologico (46,7%) e letterario (48,6%). Questo si spiega con la particolarità dei percorsi postlaurea dei giovani. Ad esempio a tre anni dalla laurea i medici sono ancora molto spesso impegnati nelle scuole di specializzazione».