CANOSA SANNITA

Manuele morì 4 mesi dopo il volo dal palazzo: datore di lavoro a processo

Operaio di Orsogna rimuoveva la copertura in amianto dell’opificio Vecere. Il processo inizierà il 30 aprile 2024

canosa sannita. L. F., 65enne residente a Canosa Sannita, legale rappresentante e responsabile del servizio di prevenzione e protezione aziendale di un'azienda specializzata in smantellamento d’amianto, è stato rinviato a giudizio per la morte di Manuele Salerno, operaio 46enne di Orsogna precipitato nel vuoto mentre lavorava sul tetto di un capannone industriale nel giugno 2021. Questo è quanto deciso in data odierna dal Gup Giovanni Nappi del Tribunale di Lanciano.

I familiari della vittima si sono affidati a Giesse Risarcimento Danni, gruppo specializzato nella gestione di infortuni sul lavoro con sede anche a Montesilvano.

È il 17 giugno e Manuele è impegnato, assieme ad altri due colleghi, nella rimozione e bonifica della copertura in amianto dell’opificio Vecere nella zona industriale di Treglio, in località Paglieroni, nella provincia di Chieti. La dinamica dell’incidente è ricostruita nel dettaglio nel verbale del Servizio Prevenzione e Sicurezza degli Ambienti di Lavoro (SPSAL): durante lo spostamento manuale di una delle lastre oggetto di rimozione, Manuele, camminando, calpesta una parte della stessa copertura non portante e, data l’incapacità di quest’ultima di sostenere il suo peso, scivola all’interno di un’apertura creatasi sotto i suoi piedi precipitando dall’altezza di sei metri nel vuoto.

L’impatto sul pavimento sottostante è fortissimo, ma Manuele rimane, miracolosamente, in vita e viene trasportato con l’elisoccorso all’ospedale S.S. Annunziata di Chieti. Viene ricoverato in rianimazione, la prognosi è riservata. All’ospedale di Chieti resta per due mesi, ma le sue condizioni sono gravissime, così, il 17 agosto viene elitrasportato all’ospedale di Padova dove subisce un importante intervento chirurgico di ricostruzione della trachea. Gli sforzi del personale sanitario non bastano però a salvargli la vita e, il 23 ottobre, Manuele muore.

“Come accertato dall’autorità competente, Manuele e i suoi colleghi stavano lavorando senza le indispensabili misure di protezione e prevenzione per svolgere un lavoro di questo genere – sottolinea Gianni Di Marcoberardino, responsabile della sede Giesse di Montesilvano – Operavano in quota in condizioni di assoluta insicurezza, senza alcun sistema di protezione anticaduta adeguatamente predisposto”.

Sempre secondo lo SPISAL, oltre a questo, L. F. avrebbe omesso di attuare quanto previsto nel Piano Operativo di Sicurezza redatto dalla Eurocoperture Srl, il quale, prevedeva che la rimozione di lastre di tetti o coperture dovesse essere fatta dal basso della copertura mediante l’utilizzo di una piattaforma elevabile. Infine, avrebbe dovuto prevedere l’utilizzo di attrezzature anticaduta e la predisposizione di protezioni lungo tutto il perimetro della superfice interessata.

“Manuele si è tragicamente spento dopo quattro mesi di agonia – commenta la moglie Romina – ora sono sola con tre figli adolescenti a causa dell’ennesimo incidente sul lavoro che si sarebbe sicuramente potuto evitare rispettando le più elementari misure di sicurezza. Tutto quello che vogliamo è ottenere giustizia, anche se è solo una goccia nel mare delle morti sul lavoro che sono sempre più in crescita. Stampa e istituzioni dovrebbero dare più risalto a vicende come quella del mio Manuele, forse, con più sensibilizzazione sull’argomento, chi fa impresa si sentirebbe meno autorizzato a rischiare sulla pelle degli operai”.

Il processo inizierà il 30 aprile 2024 dinnanzi al giudice Maria Teresa Pesca.