Pescatori di frodo, 8 mila euro di multe sul litorale di Ortona

La guardia costiera: « Reti in luoghi non consentiti». Sequestrate attrezzature nelle aree di balneazione

ORTONA. Ottomila euro di sanzioni. A tanto ammonta il bilancio dell'operazione della capitaneria di Ortona sulla pesca di frodo. Il personale della guardia costiera agli ordini del comandante Fabrizio Giovannone, è intervenuto sulla costa con sanzioni anche salate.

I militari hanno elevato complessivamente circa 8mila euro di multe ad alcuni pescatori non professionisti (e anche ad uno professionista) per aver svolto “l'attività di pesca in luoghi non consentiti”. Inoltre, sono stati confiscati 700metri di reti da pesca, decine di nasse e cestelli alcuni dei quali ubicati in aree riguardanti la balneazione. «L'operazione è stata avviata due giorni fa, ma ieri era ancora in corso», spiega il comandante in seconda della capitaneria di porto, Erminio Di Nardo, «ed ha interessato sia il tratto di litorale Nord che il tratto di litorale sud di Ortona dove si effettuavano delle attività di pesca, in luoghi non consentiti, che abbiamo prontamente messo fine. Abbiamo trovato», continua il capitano di fregata «anche alcune attrezzature da pesca nelle aree di balneazione e, quindi, nei pressi dei lidi, che potrebbero rappresentare un pericolo per i bagnanti in queste giornate di inizio estate».

L'operazione ha coinvolto 8 dipendenti della capitaneria di porto dei quali due a terra e sei su due mezzi navali in dotazione alla stessa capitaneria. Questo tipo di attività non ha solo mire repressive nei confronti di chi svolge l'attività di pesca non rispettando le regole e le normative vigenti a discapito invece di chi opera secondo la legge, ma anche di deterrente in modo da far diminuire la pesca di frodo sulle coste. Nel caso specifico, i pescatori professionisti colti nelle attività di pesca non consentita non solo saranno soggetti a sanzioni amministrative, ma anche alla perdita di punti della licenza di pesca, e in caso di comportamenti reiterati, alla seria compromissione del titolo professionale.

Lorenzo Seccia

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