Pilastri sconnessi un ponte sul Sangro torna a fare paura

Atessa, colonna spostata rispetto alla base e con crepe la Provincia: problema vecchio, controlli costanti

ATESSA. Dal letto del fiume alcuni pilastri del ponte che da Sant’Onofrio porta in Val di Sangro incutono timore: non solo la loro verticale non è in linea ma la base è attraversata da inquietanti crepe tanto da sembrare tagliati. Se si alza lo sguardo verso le travate del ponte, diversi sono i ferri dell’armatura scoperti, resi ancora più sinistri dal rumore cupo delle numerose auto e mezzi pesanti che fanno la spola verso la Val di Sangro.

Fin dal 1993 fu un articolo del Centro a segnalare lo stato del ponte che recentemente è reso più manifesto da un abbassamento del letto del fiume. Storia antica quindi (l’annosità però non deve far abbassare la guardia) che torna alla cronaca grazie alla sensibilità di alcuni lettori. Per saperne di più e non creare allarmismi, si sono chieste informazioni ai tecnici della Provincia. «Il ponte», afferma l’ingegnere Carlo Cristini, dirigente provinciale del settore 6-Pianificazione, progettazione e manutenzione stradale, «fu oggetto di un intervento nel 1993 e da allora è tenuto costantemente sotto controllo. Ciò che sembra uno spostamento del plinto di fondazione», afferma l’ingegnere, «è dovuto a un cedimento della casseratura (cassa di legno o di metallo, sostenuta da apposita armatura, nella quale va il cemento, ndc) nella fase di getto del cemento. Il ponte è stato più volte oggetto di sopralluogo». Il ponte fu costruito negli anni Cinquanta ed è parallelo a un altro ponte posto a pochi chilometri di distanza nel territorio di Paglieta che, già lesionato nel passato, è a senso unico alternato e vietato ai mezzi pesanti.

Sempre per quanto riguarda i ponti sul Sangro non si può non ricordare quello in prossimità della foce del fiume crollato circa otto anni fa. Per quanto riguarda il ponte che da Sant’Onofrio porta in Val di Sangro, Cristini assicura: «Bisogna azzerare tutti i precedenti rilievi sui piloni e partire con una nuova fase di accertamenti scientifici per verificare lo stato reale».

Matteo Del Nobile

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