Pista ciclabile sul litorale «Ma già ci sono i palazzi»

Torino di Sangro, il consigliere d’opposizione D’Alterio contro il sindaco Pace «Raccoglie firme sul percorso delle bici ma autorizzò colate di cemento»

TORINO DI SANGRO. «L’amministrazione comunale vuole la pista ciclabile dove ha autorizzato una colata di cemento». L’opposizione consiliare punta l’indice contro la giunta di centrosinistra del sindaco Domenicantonio Pace, accusata di non aver gestito in maniera oculata il territorio e di aver consentito, con una variante al piano regolatore, la costruzione di un numero elevato di immobili sulla costa.

L’occasione per la polemica è la raccolta di firme promossa dall’amministrazione comunale per chiedere la pista ciclo-pedonale, un progetto che potrebbe arenarsi se la Provincia non riuscisse ad acquisire l’ex tracciato ferroviario oggetto di un protocollo d’intesa sottoscritto un anno fa a Roma.

«A Torino di Sangro, nonostante le direttive e le convenzioni di tutela del paesaggio da parte della Commissione europea fin dagli anni 2000 si è avallato indirettamente la colata di cemento soprattutto sul lungomare le Morge», accusa Nicola D’Alterio, consigliere comunale di minoranza, «quando Pace era vicesindaco venne fatta una variante al piano regolatore raddoppiando di fatto la cubatura realizzabile nelle aree già edificabili in località Le Morge e ciò ha permesso la costruzione di un numero elevato di immobili, proprio a ridosso della spiaggia, che oggi deturpano irrimediabilmente le bellezze della costa. Ciò che ha fatto Pace è lo specchio della impareggiabile incoerenza della sinistra italiana e nostrana: predicare bene, fare proclami, invocare la tutela dell’ambiente e il rispetto dei diritti e delle regole per poi, alla prima occasione utile, innestare una clamorosa marcia indietro. Pace, che oggi promuove una raccolta di firme per la pista ciclabile, ha avuto ben dieci anni per modificare il piano regolatore e per scongiurare quello che è successo ma non l’ha fatto. Perché? I cittadini dovrebbero chiedere il risarcimento danni», conclude D’Alterio.

Nei giorni scorsi era stato il Wwf Abruzzo a lanciare l’allarme per il prelievo con mezzi meccanici di inerti nell’area di protezione esterna della Lecceta, di proprietà del demanio, in un lembo di territorio sottoposto a monitoraggio per la presenza e la nidificazione della testuggine terricola europea Testudo hermanni. Secondo Luciano Di Tizio, presidente regionale dell’associazione ambientalista, è importante che il Comune «condizioni le concessioni d’uso a precisi vincoli di tutela».

Anna Bontempo

©RIPRODUZIONE RISERVATA