Vasto, l’ombra dei Casalesi dietro il residence alla marina

Ai domiciliari l’imprenditore D’Alessio: secondo i magistrati di Napoli il complesso realizzato coi soldi riciclati della camorra

VASTO. Un magnifico residence affacciato sul mare. Il sogno di molti vastesi. Peccato che secondo il Gip di Napoli, Alberto Capuano il Residence D'Alessio" a Vasto marina pubblicizzato anche su internet, sarebbe stato realizzato con denaro riciclato dal clan dei Casalesi. I fabbricati sono stati edificati con le risorse finanziarie dell'imprenditore Luciano D'Alessio. La magistratura di Napoli ritiene che a dare i soldi a D'Alessio sia stato il nipote acquisito, Salvatore Orabona (vittima il 12 dicembre 2008 di un agguato), ritenuto un capozona dei Casalesi a Trentola Ducenta nel Casertano. La notizia diffusa ieri mattina dalle agenzie di stampa nazionali ha fatto in breve il giro della città alimentando nuovi timori e nuove polemiche.

PRESUNTO RICICLAGGIO. L'investimento immobiliare fatto a Vasto da Luciano D'Alessio, ex consigliere comunale di Trentola Ducenta, è stato indicato dal gip partenopeo Alberto Capuano a margine della notizia diffusa sugli sviluppi delle indagini condotte dalla Dda di Napoli che hanno portato a venti provvedimenti di custodia cautelare per altrettanti presunti affiliati del clan Schiavone.

GLI INDAGATI. I provvedimenti sono stati disposti per Pietro Falcone, nipote di D'Alessio, Salvatore Orabona (già detenuto), Luigi Del Prete, Pasquale Rinaldi, Nicola Pota, Giovanni Pirozzi, Domenico Menditto, Enrico Ponari, Gianluca Nacca, Gaetano De Biase, Antimo Scuotto, Giuseppe Iorio.

Ai domiciliari, Carlo Tagliaferro, lo stesso imprenditore Luciano D'Alessio, Andrea Valentini, Luigi Domenico Peterecca, Roberto Sperati, Carlo Tavoletta, Antonio Del Prete e Carmine Verde. Gli arresti sono stati eseguiti fra Aversa e Trentola Ducenta. Gli indagati sono accusati a vario titolo di estorsione, detenzione di armi, riciclaggio. Dalle indagini è spuntato fuori anche un sequestro di persona .

IL RUOLO DI D'ALESSIO. Luciano D'Alessio che a Vasto è conosciuto e stimato, avrebbe ricevuto secondo gli inquirenti un «rilevante e occulto conferimento in società e risorse finanziarie stimabili come equivalente al 70% della partecipazione societaria della Fabiana Costruzioni srl» scrive il Gip Capuano. E ancora: «L'imprenditore impiegava ingenti fondi in attività economiche per occultarne la provenienza».

Il dossier è lungo 341 pagine.

LE ACCUSE AL CLAN. A Natale, Pasqua e Ferragosto molti dei personaggi finiti nei guai andavano in giro a chiedere soldi per i carcerati specificando talvolta che erano e stati mandati da “ Casale". I proventi delle attività estorsive venivano poi riciclati attraverso l'immissione sul mercato di auto di grossa cilindrata rubate sia in Italia che all'estero. Nessuna delle presunte vittime ha presentato una denuncia eppure i carabinieri hanno raccolto una montagna di prove che a giudizio dei giudici campani inchioderebbero gli accusati alle loro responsabilità. I risultati delle indagini hanno trovato riscontro nelle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. Il filone promette nuovi sviluppi. Secondo la procura i meccanismi che metteva in moto il clan dei casalesi erano ancora più pericolosi perché in grado di associare la vocazione finanziaria e imprenditoriale al potere intimidatorio e alla capicità di tessere relazioni. Questo quanto asserito dall'accusa. Purtroppo non è stato possibile contattare il legale di Luciano D'Alessio. Il cellulare e il telefono dello studio hanno suonato per ore a vuoto. Oggi sono previsti sicuramente sviluppi in proposito.

REAZIONE DEL SINDACO. Non nasconde di essere rimasto turbato dalle notizie arrivate da Napoli il sindaco Luciano Lapenna. «E' evidente che ciò che emerge creano apprensione. Da parte dell'amministrazione posso garantire la massima collaborazione con l'autorità giudiziaria e il plauso per iniziative che stroncano sul nascere qualsiasi eventuale tentativo di infiltrazione», è stato il suo commento

Paola Calvano

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