Con Fato e Colella  l’Abruzzo protagonista al Premio Cairo 2018 

I due artisti in finale per il prestigioso riconoscimento Lei lavora nel silenzio dei monti, lui ama «la vita lenta»

PESCARA. Matteo Fato (Pescara, 1979) e Valentina Colella (Sulmona, 1984) sono i due artisti abruzzesi under 40 in corsa per il Premio Cairo 2018, il prestigioso premio italiano di arte contemporanea. Il vincitore sarà proclamato lunedì 15 ottobre a Palazzo Reale a Milano, dove sarà allestita la mostra delle opere, tutte inedite come richiesto dal regolamento.
Premio Cairo Quest’anno la redazione di Arte (il mensile di Cairo Editore) ha selezionato gli artisti Giuseppe Abate, Paolo Amico, Romina Bassu, Thomas Berra, Paolo Brambilla, Alessandro Calabrese, Gabriella Ciancimino, Valentina Colella, Fabrizio Cotognini, Matteo Fato, Daniele Franzella, Oscar Giaconia, Sophie Ko, Christian Leperino, Iva Lulashi, Carlo Miele, Isabella Nazzarri, Edoardo Piermattei, Nazzarena Poli Maramotti, Giorgio Tentolini. Per l'autore dell’opera vincitrice è previsto un premio di 25mila euro, il riconoscimento economico più importante nel panorama italiano per l’arte contemporanea, oltre a un servizio dedicato e alla copertina del numero di dicembre di Arte.
La valutazione delle opere è affidata a una giuria di chiaro profilo presieduta da Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, presidente della omonima Fondazione di Torino, e composta da Gabriella Belli, direttore della Fondazione Musei Civici di Venezia; Bruno Corà, storico e critico d’arte, presidente della Fondazione Palazzo Albizzini-Collezione Burri di Città di Castello e Gianfranco Maraniello, direttore del Mart di Rovereto; Luca Massimo Barbero, direttore dell’Istituto di Storia dell’arte della Fondazione Cini di Venezia; Mariolina Bassetti, presidente Christie’s Italia e il maestro Mimmo Paladino, tra i principali esponenti della Transavanguardia.
345 gli artisti che hanno partecipato alle precedenti 18 edizioni del Premio, nato nel 2000 per iniziativa di Urbano Cairo, presidente, e dell’allora direttore di Arte, Nuccio Madera.Tra gli artisti partecipanti ben 41 sono stati successivamente invitati ad esporre alla Biennale di Venezia nelle edizioni tra il 2000 e il 2017. Una vigilia che non lascia indifferenti i due talenti abruzzesi candidati.
Valentina Colella «Un bel traguardo essere in finale, una bella occasione per farci conoscere: artisticamente in Abruzzo siamo esclusi da tutto», commenta Valentina Colella, studi in accademia all’Aquila e poi Firenze,19 anni di attività nell’arte. Pittura, scultura, installazioni, video performance. Di recente Colella è stata protagonista a Casa Madreselva, Montevideo, Uruguay, con Where the stars sleep 3, installazione site-specific con 145 sculture e 3 videoproiezioni. Dal 2013 l’artista è tornata alle radici, Introdacqua, per fare sul serio, «fare i conti con me stessa, elaborare il lutto, la perdita del mio compagno».
L’urgenza interiore, il desiderio di uscire dalla comfort-zone, cercare la distanza e l’incertezza, e andare a vivere in montagna in compagnia del suo cane «lontana da ogni inquinamento». «Al Premio Cairo ho lavorato moltissimo e a lungo», racconta, «mi piace che l’opera susciti in me entusiasmo, che mi intrighi come una sfida. In città non avrei mai potuto concepire un lavoro così grande, che infine ho dovuto coprire perché iniziava a farmi paura: il superamento di me stessa. L’isolamento porta alla sincerità con se stessi, per me il bisogno di silenzio, la solitudine necessaria».
Matteo Fato Di altro segno ma altrettanto profonda, intellettuale, raffinata è l’impostazione data da Matteo Fato alla sua ricerca. Di recente l’artista pescarese ha presentato al Museo Genti d'Abruzzo, a Pescara, l’installazione Senza titolo (Supporto apollineo) per la mostra itinerante (Tappa 4 ) dei costumi storici dell’Accademia nazionale danza da Roma a Matera lungo il percorso del Tratturo. Al centro della sala espositiva ha posto un busto in legno scolpito. Un supporto silenzioso privato della sua funzione, per divenire innaturale sostegno svestito dei costumi stessi, materializzandosi nella forma mancante.
«La pittura è il segno di punteggiatura della vita, perché aiuta a rallentarne la lettura» considera. «La pittura è tentativo di dare altra forma alla parola». In Eresia del florilegio, sorta di autoritratto in formato maxi (cm 250x200), Fato presenta un busto con la tavolozza dei colori in luogo della testa, modalità per pensare un mondo migliore attraverso la pittura. Che l’artista ha “raffreddato” componendola insieme ad altre piccole nature morte in una cassa da trasporto. A Matteo Fato piace esprimere il sentimento della sua abruzzesità con le parole di Ennio Flaiano: «Per vivere bene bisogna cercare di non essere troppo contemporanei, piuttosto sognare con i piedi ben piantati sulle nuvole». Per Valentina Colella l’Abruzzo è terra vergine e fonte di ispirazione pura: «Isolata tra le montagne posso confrontarmi con me stessa in assenza di ogni forma di inquinamento».
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