Addio a Villani, re del teatro dialettale

Aveva 78 anni e da tempo soffriva di una grave malattia. Con i suoi spettacoli ha raccontato col sorriso vizi e virtù della città

L’AQUILA. Franco Villani è morto. Ci ha lasciato un galantuomo. Prima che “re” del teatro dialettale amatoriale Villani era persona garbata e amante – vero – della sua città, L’Aquila, dove era nato nel 1938 in via Maiella (e ci teneva a dirlo). Il 7 aprile prossimo avrebbe compiuto 78 anni. Si è spento ieri mattina a Roma, nell’ospedale dove era stato ricoverato a causa di una malattia che lo ha aggredito qualche tempo fa, con la quale è riuscito a convivere a lungo e che non ha mai frenato la sua voglia di fare, di inventare, di organizzare, di guidare i suoi attori. La sua, più che una compagnia teatrale, era una famiglia. L’aveva chiamata “il Gruppo” anche per dare il senso dello stare insieme divertendosi e divertendo. Lascia due figli Mario e Alberto e la moglie Rossana Crisi che per Franco è stata compagna di vita e di palcoscenico oltre che autrice di gran parte delle commedie messe in scena dal “Gruppo”. Fra loro un legame lungo 53 anni, da quando erano giovanissimi. Franco Villani ha dato la sua vita al teatro dialettale. Nel 2014 è uscito un volume “60 anni di teatro amatoriale” che oggi rappresenta il suo testamento. Sfogliando le pagine del libro non c’è solo lo spettacolo, ma anche la storia della città. Le sue commedie valgono più di un trattato di sociologia. I suoi personaggi hanno sempre evidenziato con leggerezza e ironia vizi e virtù degli umani e degli aquilani in particolare. Il dialetto ha dato carattere e verosimiglianza alle storie che raccontava consentendo agli attori di proporsi sulla scena come se fossero in famiglia, al bar o in piazza. Franco Villani poco si è curato di quelli con la “puzza sotto il naso” che vedono nel teatro dialettale una forma artistica “minore”. A lui bastava l’affetto del pubblico che riempiva le sale, disertando magari quelle in cui si tenevano rappresentazioni di “alto” livello culturale. Nel gennaio del 2010 in una città disastrata e senza più “luoghi” rimise su la compagnia e diede alcuni spettacoli prima all’hotel Canadian e poi in diverse città abruzzesi e non. Riuscì a tirar fuori un sorriso a chi era ancora sotto choc per quanto accaduto dimostrando a tutti che la città era ancora viva e con tanta voglia di fare. Ho incontrato Franco Villani poco meno di un anno fa. Mi venne a trovare in redazione e ne approfittai per fare con lui una lunga chiacchierata. Mi parlò della sua malattia (che allora era ancora sopportabile), del dialetto, della città ferita, delle idee che voleva trasformare in progetti concreti. Mi portò il volume sui suoi 60 anni di teatro amatoriale e chiese una mano al Centro per diffondere, gratuitamente, quel libro nelle scuole. Al limitare della sua esistenza terrena aveva pensato ai giovani e voleva raccontare loro la bellezza di trovarsi sopra un palco a recitare davanti a un pubblico che apprezza e applaude. Raccontare la vita artistica di Franco Villani nello spazio di un articolo di giornale è praticamente impossibile: una miriade di spettacoli, iniziative di ogni genere, tantissimi premi e riconoscimenti. Cosciente della sua malattia negli ultimi tempi era riuscito anche a delegare a persone più giovani per far sì che “Il Gruppo” potesse andare avanti anche senza di lui.

La senatrice Stefania Pezzopane ha espresso il suo dolore per la perdita di Franco Villani: «Con Franco se na va una delle migliori energie culturali di questa città. Sono molto addolorata. Ci mancherà. Con il “Gruppo Aquilano”, di cui è stato il fondatore, ha cavalcato palcoscenici nazionali e internazionali facendosi ambasciatore delle tradizioni aquilane. Ho avuto la fortuna di poter collaborare con lui e di organizzare iniziative e manifestazioni. Grazie al suo coraggio, alla sua passione e alla sua generosità non ha cessato di portare in scena spettacoli e rassegne, anche nei momenti più drammatici del terremoto e del post-terremoto, che hanno costituito un punto di riferimento per molti aquilani».

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