Centro Eni, ora il sindaco accusa

Massimo Cialente: «E’ naufragato a causa dei disfattisti di questa città»

L’AQUILA. «Un salotto urbano al Castello cinquecentesco che non si deve fare, il Centro Eni fatto naufragare. Ormai in questa città vince il partito del “no” a tutti i costi». In occasione dell’inaugurazione, ieri, della chiesa della Madonna Fore a San Giuliano, il sindaco Massimo Cialente ha attaccato chi, a suo parere, critica progetti e iniziative per il solo gusto di fare un’opposizione «sfrenata». L’occasione della «sfuriata» è stata fornita, questa volta, dal «salotto urbano» che dovrebbe sorgere, sotto la supervisione della Direzione regionali al Beni culturali e paesaggistici dell’Abruzzo, nel parco del Castello, progetto contestato dall’opposizione in consiglio comunale, che sottolinea l’eccessiva presenza di strutture provvisorie in città. Ma il boccone rimasto di traverso a Cialente è il fallimento del Centro di ricerca Eni, sul quale la società petrolifera - che l’avrebbe dovuto finanziare - ha fatto dietro front dopo 3 anni di ritardi. «Il Centro Eni è saltato a causa di coloro che (consiglieri comunali per lo più) lo hanno attaccato e anche a causa di lotte interne all’università», ha tuonato il sindaco. «Qualcuno ha scritto delle e-mail all’amministratore delegato Eni, Paolo Scaroni, per chiedergli di non fare il centro nella nostra città».

Intanto gli affittuari del terreno che da 30 anni gestiscono un’azienda agricola proprio nella zona in cui sarebbe dovuta sorgere la struttura Eni, fanno un appello all’ateneo: «Adesso lasciateci lavorare in pace», dice Davide Porfirio, fratello della proprietaria dell’agriturismo, Giulia. La famiglia Porfirio si è vista recapitare dall’università una lettera nella quale viene ribadito che «l’ateneo adirà alle vie legali per il rilascio del terreno». «Ma mancando il presupposto del progetto Eni», dice Davide, «vogliamo poter lavorare». (m.g.)

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