I genitori di Tamara Gobbi sul luogo dell'omicidio (foto Claudio Lattanzio)

Sulmona

Delitto del Morrone, i genitori e il Cai sul monte per Tamara 

Commemorazione per le due ragazze uccise 20 anni fa. Il papà e la mamma di Diana saliranno domani

SULMONA. Sono risaliti ieri mattina verso il bosco di Mandra Castrata, ripercorrendo a piedi, l’intero tragitto fino al cippo che ricorda la tragedia. I genitori e la sorella di Tamara Gobbo, la ragazza originaria di Padova, uccisa 20 anni fa insieme all’amica Diana Olivetti da un pastore macedone mentre stava facendo un’escursione sul Monte Morrone. Unica sopravvissuta all’orrore fu la sorella di Diana, Silvia, creduta morta e riuscita a fuggire alla furia assassina del pastore; la ragazza, all’epoca 20enne, ha poi trovato l’amore in Abruzzo, dove si è sposata nel 2003 con un giovane di San Valentino, un paese che si trova sulla strada che porta al Monte Morrone a poca distanza in linea d’aria, dal luogo della tragedia. Quasi 9 chilometri lungo il “sentiero delle signore”, che Cesare e Fiorenza Gobbo hanno voluto risalire da soli insieme alla figlia Silvia, per tenere vivo il ricordo di Tamara e Diana. Per la famiglia Gobbo è stata quasi una via crucis fino al cippo dove ha recitato preghiere prima di riprendere la strada del ritorno. Sul luogo della tragedia hanno incontrato alcuni escursionisti del gruppo Cai di Guardiagrele: anche loro ieri a Mandra Castrata per ricordare una storia che ha segnato l’Abruzzo intero e che non può essere dimenticata. Dopo aver deposto un vaso di fiori ai piedi della croce in ricordo di Diana e Tamara, gli escursionisti di Guardiagrele si sono intrattenuti a parlare con i genitori di Tamara ripercorrendo i momenti più dolorosi della vicenda. Grazie a Silvia e alle sue indicazioni gli agenti del commissariato di Sulmona sono riusciti a catturare nel giro di poche ore, l’assassino, Alivebi Hasani, il pastore macedone che prestava servizio alle dipendenze di un allevatore di Sant’Eufemia a Maiella. Una tragica vicenda che viene ricordata come “il delitto del Morrone”. Dopo essere stato condannato al carcere a vita e aver trascorso una decina d’anni nelle carceri italiane, tra cui quello di Padova, a meno di dieci chilometri da Albignasego, paese dove risiedevano le ragazze uccise, Hasani è stato riportato, non se ne conoscono i motivi, in Macedonia per scontare il resto della pena. Ora, girerebbe libero nel suo paese. Ieri sul Morrone non c’erano i genitori di Diana Olivetti, Alfio e Gabriella che, a causa dell’indisponibilità di auto fuoristrada dei carabinieri del corpo forestale impegnate in queste ore per arginare il vasto incendio sul Morrone, saliranno forse domani.(c.l.)
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