«Demolire 106 capannoni realizzati nel dopo-sisma»

Linea dura del Comune per i manufatti realizzati su terreni agricoli per ospitare gli operai Deliberazione della giunta concede 18 mesi per la rimozione totale e il ripristino dei luoghi

L’AQUILA. Per mettere ordine alle opere provvisorie post-sisma il Comune comincia dai capannoni.

Il primo stop viene disposto a causa del proliferare indiscriminato di prefabbricati (alcuni dei quali di grandi dimensioni, fino a mille metri quadrati) su tutto il territorio comunale. Manufatti provvisori che, nati con lo scopo di ospitare le maestranze del post-terremoto, si sono ben presto trasformati in veri e propri stabilimenti delle aziende dell’edilizia. La vicenda, che è approdata anche davanti ai giudici amministrativi, è stata risolta ora dal Comune che, con una deliberazione passata al vaglio della giunta comunale, ha stabilito che ben 106 capannoni dovranno essere demoliti entro 18 mesi. E dovrà essere garantito anche il ripristino ambientale.

Si tratta, più in particolare, di strutture di carattere operativo nate in forza dell’ordinanza 711 del 2010 come opere provvisorie a servizio delle maestranze impegnate nei cantieri. L’ordinanza, nella fase di emergenza, ha concesso alle imprese edili di realizzare campi base, dormitori e mense per maestranze, uffici, depositi o magazzini con una semplice comunicazione al Comune. Il provvedimento fu assunto allo scopo di evitare che la concentrazione di un gran numero di operai potesse determinare «gravi fenomeni di degrado ambientale, sociale e urbano, che potessero favorire il proliferare di situazioni abitative inappropriate sotto il profilo sanitario, dell’igiene urbana, della sicurezza, della dignità di lavoratori e cittadini, come anche, in conseguenza della realizzazione incontrollata di strutture precarie e provvisorie al servizio dei numerosissimi cantieri, pericoli e compromissioni della civile convivenza, degrado del territorio, pericolo per la sanità e l’igiene pubblica e focolai di disordine e illegalità».

Il provvedimento della giunta comunale considera superati questi pericoli: «Le esigenze legate alla sistemazione di cose e persone impiegate nella ricostruzione possono e debbono essere soddisfatte attraverso il reperimento di soluzioni nell’ambito del patrimonio immobiliare esistente, secondo procedure ordinarie». Via i capannoni, dunque, per alcuni dei quali il Tar aveva riconosciuto l’inesistenza del titolo edilizio. L’obiettivo è quello di arrivare alla progressiva riqualificazione delle aree interessate dalle trasformazioni indotte a seguito del sisma. I proprietari dei capannoni devono anche procedere al ripristino dello stato dei luoghi originario, «con rimozione totale e definitiva dei manufatti provvisori e con il ripristino ambientale».

Il termine è di 18 mesi dall’avvio del procedimento amministrativo. I controlli saranno affidati all’ispettorato urbanistico.

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