«I Map sono a regola d’arte è l’ora di togliere i sigilli»

Le difese degli imputati: la perizia parla chiaro e la gente potrebbe tornarci Ma la Procura non molla e insiste sulla richiesta di processare Ragone e gli altri

L’AQUILA. «Il Comune chieda al pm di dissequestrare i Map dopo che la perizia ha assicurato che sono stati fatti secondo le regole».

Gli avvocati degli imputati nel procedimento per la presunta cattiva realizzazione di alcuni Map a Cansatessa, San Vittorino, Arischia e Tempera sono sempre più convinti della innocenza dei loro assistiti, e dopo l’udienza di ieri avanzano delle richieste.

«Gli edifici sono stati eseguiti nei giusti modi», dice l’avvocato Amedeo Ciuffetelli, difensore del maresciallo Rocco Ragone, il principale imputato, «e dunque sarebbe giusto che tornassero ad abitarci le persone dopo la deportazione. Anche perché durante l’effettuazione della perizia ci si è accorti che quelle abitazioni sono state spesso depredate e, per incuria, stanno andando in rovina. Inoltre occorre ricordare che talvolta quei Map divengono ricovero improvvisato di sconosciuti». Il sequestro dei manufatti, inevitabile dopo la consulenza d’accusa che li riteneva pericolanti, impose a decine e decine di persone di trovare alloggi sostitutivi con faticosi traslochi. Il Comune, che nel procedimento è parte civile, ha chiesto un risarcimento dei danni agli imputati che supera il milione ma se le cose prendessero una piega diversa da quella attuale la richiesta cadrebbe nel nulla o, comunque, andrebbe rivolta ad altra parte.

Ieri, dunque, c’è stata la prima fase dell’udienza preliminare davanti al giudice Ciro Riviezzo. Un’udienza nella quale la Procura, che molti mesi fa aveva chiesto il rinvio a giudizio per una dozzina di imputati, non ha cambiato idea notando, evidentemente, nelle pieghe della perizia degli elementi sufficienti per incolpare i sospettati. «Si può affermare», si legge nella perizia ordinata dal giudice, «che vi sia corrispondenza tra le opere realizzate e quelle programmate. La carenza di armature in acciaio individuate nel capo di imputazione fa riferimento alle aree destinate a marciapiedi che, normalmente, nei progetti ne sono prive, tranne il caso di Cansatessa-San Vittorino dove è indicata una doppia rete, mentre il consulente ha rinvenuto una sola rete su tutti i basamenti». «La situazione riscontrata», si legge ancora nella perizia, «non può aver comportato un apprezzabile risparmio di spesa per l’impresa esecutrice del lavori. Va aggiunto che, considerata l’estensione degli interventi, la situazione contestata non sarebbe potuta passare inosservata».

Riviezzo ha indicato nel 12 giugno la data nella quale ci sarà la discussione e lo stesso gup deciderà sulla richiesta delle parti. Ragone finì agli arresti per tre mesi in quanto accusato, nella veste di supervisore dei lavori, di avere chiuso un occhio sulla qualità dei lavori e del materiale adoperato il tutto a vantaggio delle ditte.

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