I sindaci: senza poteri ce ne andiamo

Gli amministratori chiedono modifiche all’emendamento. In serata le rassicurazioni: gestirete voi gli uffici

L’AQUILA. Gli amministratori dei 56 comuni del cratere sismico alzano le barricate. Chiedono che gli 8 uffici per la ricostruzione, uno per ciascuna area omogenea, restino indipendenti dal governo. I sindaci devono, cioè, poter gestire le pratiche della ricostruzione con personale locale. Poi, si chiedono contributi per le abitazioni non adibite a prima casa, fondamentali per rimettere in piedi una porzione di economia turistica locale. Sono alcune delle richieste dei sindaci al governo.

«Modifiche normative» e non veri e propri emendamenti, hanno precisato ieri i sindaci nel corso di una conferenza stampa convocata all’ultimo minuto nella sede provvisoria del Comune dell’Aquila. Ma il margine per l’accoglimento di tali richieste - che si aggiungono a una serie di altri emendamenti, una ventina in tutto, elaborati martedì in consiglio comunale - è veramente stretto. C’è tempo fino a questa notte, quando il decreto «Crescita» al quale l’emendamento sulla ricostruzione dell’Aquila è agganciato, verrà licenziato dalla VII Commissione della Camera. Poi comincerà la discussione in parlamento, e non ci sarà più margine di manovra per modifiche.

Un pericolo che i primi cittadini non vogliono nemmeno prendere in considerazione. «Secondo quanto scritto nell’ultima bozza di legge», ha spiegato il coordinatore delle aree omogenee, Emilio Nusca, «l’ufficio speciale relativo alle 8 aree omogenee viene costituito a Roma: in poche parole, un commissariamento», hanno tuonato i sindaci, sostenuti anche da Massimo Cialente, dall'assessore comunale Pietro Di Stefano e dall'assessore provinciale Guido Quintino Liris. «Se non si vuole vedere morire i nostri borghi», ha aggiunto Nusca, sostenuto anche dagli altri sindaci, «il governo deve concederci i contributi per le case non adibite ad abitazioni principali. Intorno a esse ruota l’economia dei nostri borghi». Ma, come ha informato Nusca in serata, è intervenuta una telefonata del ministro il quale ha promesso tutto il suo «impegno personale» per l’accoglimento delle istanze provenienti dagli amministratori e dal territorio. In una nota il ministro ha ribadito, inoltre, che «gli uffici speciali per la ricostruzione non dipenderanno dal governo».

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