VILLALAGO

Il direttore del Parco nazionale: "Orsi in paese se offri loro da mangiare"

Sammarone: "La vita di questi animali vale un poco di più di una foto"

VILLALAGO. "Carrito è diventato Carrito perché a Villalago purtroppo gli hanno dato da mangiare, non i villalaghesi, ma qualche 'genio'. Non ne ho le prove, ma sono sicuro che anche a Gemma hanno dato da mangiare, perché negli ultimi 5 o 6 anni non si era vista, tranne per le sue comparsate, di cui era famosa, tra orti, pollai e alberi da frutta". È l'osservazione di Luciano Sammarone, direttore del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise (Pnalm), ricordando il comportamento confidente degli orsi Juan Carrito, morto investito da un'auto il 23 gennaio, e Gemma, assidua e sempre più azzardata frequentatrice di Scanno.

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"Gemma ha 24-25 anni - ha aggiunto Sammarone - non entrava da nessun'altra parte, prima. 'Poverina, poverina, è vecchia', ci hanno scritto, 'avrà perso i denti'. Ma noi non la catturiamo perché a una persona di 80 anni prima di fargli un intervento con anestesia ci pensano 50 volte, perché dovremmo catturare Gemma? È brutta col collare? Sì, è brutta, però la vita di un orso vale un poco di più di una fotografia".

Le riflessioni sui due orsi sono state fatte a margine dell'evento cui anche Sammarone ha partecipato, e che ha riunito su un terreno comunale in prossimità del paese di Villalago (L'Aquila), fuori dal Parco, volontari del comitato 'Una foresta per Amarena' nato dopo l'uccisione dell'orsa che frequentava il borgo con i suoi cuccioli.

La piantumazione delle prime 30 piante di frutta, ieri - tra meli, peri, sorbi, ciliegi - resa possibile dalle donazioni di una raccolta fondi, "è finalizzata a tenere ad una certa distanza dal centro abitato gli animali selvatici, per la salvaguardia loro e degli abitanti", ha spiegato la presidente del comitato, Eugenia Salvatore. L'iniziativa è stata accolta positivamente dal direttore del Parco, che ha ritenuto ad ogni modo importante specificare che "gli orsi non si avvicinano ai paesi per fame, ma per una molteplicità di ragioni che hanno anche a che fare con il dare loro deliberatamente da mangiare, come se fossero animali domestici".