Il nonno: «La mia Lorena è prigioniera» 

La denuncia dell’ex poliziotto Mascitelli e le accuse: siamo disperati e pensiamo al peggio, indagini partite in ritardo  

AVEZZANO. «Siamo disperati per la scomparsa della nostra nipotina Lorena che ha solo 16 anni e manca da casa da 34 giorni». Stringe tra le mani la foto della nipote, che la ritrae alla festa del suo compleanno in famiglia, insieme a loro, e allo stesso tempo lancia un appello affinché le indagini sul caso prendano nuovo slancio e portino i risultati sperati: il ritrovamento di Lorena Giancursio. A parlare è Alfonso Mascitelli, ex poliziotto, attuale compagno della nonna paterna della minorenne, Lorena Carusi. A loro è affidata la studentessa scomparsa dal 28 maggio.
L’APPELLO
Rompe il silenzio Mascitelli perché teme che le ricerche, col passare del tempo, possano diventare sempre meno intense. «Non sappiamo dove sia», afferma, «ha solo 16 anni e gli interrogativi e i timori si moltiplicano: forse avrà incontrato qualche malintenzionato, qualcuno la tiene sequestrata. Sono tanti i dubbi, visto che gli inquirenti stanno facendo le cose a rilento e che le indagini sono partite con una settimana di ritardo. Siamo disperati».
L’ANGOSCIA
«A un mese dalla scomparsa non si sta arrivando a nulla», continua l’ex agente di polizia, «non si sa dove sia finita nostra nipote. Non sappiamo neanche se sia ancora viva».
IL FASCICOLO
La nonna e il suo compagno hanno formalizzato una denuncia di scomparsa ai carabinieri e la Procura per i minorenni dell’Aquila ha aperto un fascicolo contro ignoti per il reato di sottrazione di minori. L’indagine è coordinata da Lorenzo Maria Destro.
LE IPOTESI
Tra le ipotesi al vaglio degli investigatori, quella secondo cui la ragazzina possa trovarsi insieme a un’altra persona che l’avrebbe aiutata a fuggire da Gioia dei Marsi accompagnandola in macchina fino a Roma, dove si troverebbe attualmente. Si tratta però solo di ipotesi. Qualche segnalazione, non ancora verificata, la collocherebbe nella Capitale, in compagnia di un uomo, nelle zone del Celio e del Colosseo.
LA TELEFONATA
L’unico segnale arrivato in trenta giorni è un messaggio alla redazione della trasmissione Chi l’ha visto? su Raitre. Sono però ancora in corso accertamenti per scoprire, tramite i tabulati, la provenienza della telefonata e, in caso, dopo aver rintracciato il numero, risalire al telefono utilizzato. In quella registrazione, fatta ascoltare anche ai nonni, si sente una ragazza che dice di stare bene e di non voler tornate poiché si trova con un ragazzo che, a detta di Lorena, «non è uno straniero». Troppo poco per rassicurare i familiari che chiedono «fatti e non più ipotesi e supposizioni».
IL CELLULARE
E poi il giallo del telefono della ragazza, un iPhone 13, trovato una decina di giorni fa dagli agenti del commissariato Tor Carbone, una zona dove ci sono diversi campi rom. Il telefono pare fosse in mano a uno straniero, un nordafricano, denunciato per ricettazione. Non è chiaro se sia stato venduto a lui oppure se sia stato abbandonato e poi trovato. Il marocchino è stato interrogato per capire se possa avere avuto dei contatti con la ragazzina sparita. Su questi particolari però viene mantenuto il più stretto riserbo dagli investigatori e la stessa famiglia viene tenuta all’oscuro. I legali dei nonni, gli avvocati Mario Flammini e Andrea Tinarelli, parlano se non per dire che «sperano nel buon esito delle indagini».
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