La polizia controlla i negozi “compro oro”

Regole più stringenti per chi esercita l’attività di compravendita di preziosi Per il periodo festivo monitoraggio interforze contro il fenomeno delle rapine

L’AQUILA. Strategie di controllo su tutto il territorio provinciale, presìdi fissi nei centri commerciali,ma anche monitoraggio di fenomeni come la vendita di gioielli rubati nei negozi «Compro oro». Potendo contare sulla collaborazione interforze di carabinieri, guardia di finanza, polizia municipale e provinciale, la questura riesce a mettere in campo una serie di azioni volte a prevenire furti e rapine in casa. I dirigenti dei diversi reparti della questura hanno illustrato le strategie per contrastare il fenomeno. Un’occasione anche per parlare dei risultati ottenuti nella lotta contro la microcriminalità. Un’analisi a 360 gradi dei fenomeni di questo tipo, nella consapevolezza che, anche in presenza di un solo furto in abitazione, l’episodio sarebbe comunque da non sottovalutare, soprattutto in un contesto come quello aquilano, profondamente cambiato dopo il terremoto, senza più un centro storico ma con tanti piccoli poli commerciali che fanno da aggregatori sociali.

VIGILANZA. Proprio nei centri commerciali della periferia, in questi giorni particolarmente affollati per la corsa all’ultimo regalo di Natale, la squadra Volante diretta da Enrico Rendesi ha messo in campo una fitta rete di controllo, anche grazie alla collaborazione con i gestori e gli esercenti che lavorano nei centri stessi.

FURTI NELLE CASE. Quanto ai furti, non si può negare la crescita di fenomeni come il pendolarismo criminale. Per fare un esempio, il capo di gabinetto Nicola Zupo ha ricordato l’episodio di qualche settimana fa, in cui due donne provenienti da un campo rom della capitale, sono state arrestate dopo aver commesso alcuni furti nelle abitazioni. La provincia aquilana è composta da tante piccole comunità locali e ciò rende più difficile a criminali residenti di compiere un’azione senza venire identificati. Questa circostanza alimenta il pendolarismo criminale, come accade a Sulmona e Avezzano, come confermato dai rispettivi dirigenti dei commissariati, Francesca La Chioma e Paolo Gennaccaro. La prima ha parlato di arrivo nella cittadina ovidiana di malviventi provenienti dalla costa e dal Lazio, il secondo ha puntato l’accento sulle difficoltà a controllare vaste aree poco densamente popolate, come accade nella Marsica. Quando possibile la questura emette misure di foglio di via obbligatorio (che prevede l’allontanamento per un arco di tempo massimo di 3 anni). In presenza di immigrati non regolari, si tenta di utilizzare il foglio di rimpatrio sebbene questo comporti un surplus di lavoro e l’impiego di un maggior numero di agenti. È stato il dirigente della squadra Mobile Maurilio Grasso a riportare una casistica di interventi, dall’arresto di una donna rom, Sabrina Jovanovic, nel mese di settembre, per tentato furto aggravato, alle denunce di stranieri dell’Europa dell’Est, fino all’esecuzione di alcune misure cautelari nei confronti di pregiudicati locali. Interessante, poi, il caso delle tre denunce a carico di romeni residenti nell’Aquilano, B.J. (39 anni), L.F.B. di 25 e C.C. di 24. Nelle loro abitazioni sono stati ritrovati oggetti di presunta provenienza furtiva (orologi, gioielli, tom tom, penne di valore, monete di valore). «Siamo arrivati a loro monitorando l’attività dei compro oro», ha spiegato Grasso. «Abbiamo attivato un protocollo che obbliga chi svolge attività di compravendita di preziosi a fotografare la merce acquisita e tenere un registro». (fab.i.)

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