Morì dopo fuga dal reparto, scontro pm-gip

Il giudice ha bocciato per la seconda volta la richiesta di archiviazione. Udienza il 31 marzo

L’AQUILA. Il caso dell’uomo morto dopo la fuga dall’ospedale non viaggia più verso l’archiviazione dove sembrava destinato.

Si può parlare di scontro tra pm da un lato e gip e parti lese dall’altra. Al vaglio della magistratura c’è il decesso di Arcangelo Colantoni, un 49enne di Villetta Barrea, il quale fu trovato senza vita una volta allontanatosi dal «San Salvatore» dove si trovava ricoverato per accertamenti.

Infatti il giudice per le indagini preliminari del tribunale, Giuseppe Romano Gargarella, ha bocciato la seconda richiesta di archiviazione e ha fissato un’udienza per il 31 marzo. A suo avviso, infatti, «la richiesta non appare accoglibile».

La storia di questo fascicolo è lunga. Dopo che il gip del tribunale aveva rigettato la prima richiesta di archiviazione ci fu opposizione. Ne è conseguita una seconda richiesta per la quale un altro giudice, in questo caso Gargarella, ha preso la stessa decisione.

Gli avvocati delle parti lese, Aldo Di Ianni e Gaetana Di Ianni, nell’immediatezza della seconda richiesta di archiviazione, avevano presentato istanza di avocazione del procedimento da parte della Procura generale sul presupposto del mancato esercizio dell’azione penale. Ma l’istanza è stata respinta. Secondo le parti lese il mancato accoglimento della seconda richiesta di archiviazione, comunicato dal gip alla stessa Procura generale, dovrebbe indurre quell’ufficio, secondo quanto è nelle prerogative, a rivedere la prima decisione e ad avocare le indagini preliminari al fine di evitare uno stallo del procedimento.

«La Procura della Repubblica», secondo quanto sostengono i legali di parte lesa, «dovrebbe quantomeno avere i nominativi dei medici chiamati a tenere in custodia il Colantoni: l’ha chiesto la difesa della famiglia della vittima ma si è scontrata con l’ostruzionismo della struttura ospedaliera, la quale, a distanza di otto mesi, non ha risposto ostacolando le indagini difensive. La parte offesa non è più disposta a patire tale comportamento e presenterà una denuncia in Procura».

I fatti risalgono a oltre un anno fa quando il 49enne boscaiolo Colantoni, in una crisi di panico, lasciò l’ospedale aquilano dove si trovava per accertamenti e fu trovato morto 5 giorni dopo nella frazione di Arischia.

L’uomo, fin dalla mattina, era in uno stato di agitazione e solo la notte gli furono date dieci gocce di calmante: una dose, secondo i familiari della vittima, inadeguata per un uomo dalla corporatura massiccia. La somministrazione di una dose inadeguata, secondo la denuncia, indusse il boscaiolo a uscire di soppiatto dal reparto per poi essere trovato morto a pochi chilometri dall’ospedale San Salvatore.

(g.g.)

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