Tasse evase per 21 milioni Il pm: in sette a giudizio

Coinvolti imprenditori, l’indagine della Finanza ha ricostruito il sistema di frode La Cassazione ha confermato il dissequestro di quote societarie e terreni

AVEZZANO. Sono accusati di avere sottratto al Fisco quasi 21 milioni di euro. Per quella che secondo la Finanza è stata la più grande frode consumata nella Marsica e forse in Abruzzo. Dopo quasi un anno l’inchiesta è chiusa e per 7 imputati il sostituto procuratore Federica De Maio ha chiesto il rinvio a giudizio. L’udienza davanti al gup si terrà martedì 18 dicembre. La richiesta del pm riguarda Carmine John Lastella, 47 anni, di Celano, Nino Taccone (43), residente a Trasacco, Roberto Cotturone (51), di Celano, Luciana Mascitti (50), di Celano, Stefano Tiburzi (44), di Avezzano, Eusebio Di Cesare (64), di Avezzano, Simplicio Cornelio (57), di Celano. Gli indagati iniziali erano 11. Per quattro di loro è stata chiesta l’archiviazione.

Sono state nove le società toccate dall'indagine della Finanza: Stella srl, Daniel edilizia srl, Global sistem service srl, Icomap srl, Marsica asfalti, Felli asfalti sas, Euro asfalti sas, Lami, Jhonny srl. Due di queste hanno sede a Sora (Frosinone), tutte le altre nella Marsica. Gli accertamenti sono scattati nel 2009. Quando il comando della Guardia di finanza di Roma ha segnalato operazioni sospette in una banca dell'Aquila.

Secondo quanto ricostruito dalle Fiamme gialle del comando provinciale dell’Aquila il sistema di frode era complesso e articolato. Sistema che contemplava l'utilizzo di società di comodo, create ad hoc e intestate a diversi prestanomi i quali, attraverso l'emissione di una enorme mole di fatture per operazioni inesistenti, garantiva illeciti benefìci fiscali. Un sistema di frode basato principalmente nell'interporre, nelle transazioni economiche e commerciali, soggetti economici inesistenti o scatole vuote, sulle quali ricadevano tutti gli obblighi tributari che, puntualmente, non venivano assolti. In base a quanto accertato dai finanzieri, l'evasione delle imposte dirette è stata di 16.583.915 euro, cui vanno a sommarsi le violazioni all'Iva per 4 milioni 298mila euro. Nel corso di due anni sarebbero state emesse fatture false per 7.274.000 euro. L’anno scorso la Procura fece sequestrare anche quote societarie e otto terreni. I provvedimenti di sequestro furono poi annullati dal Tribunale del riesame. Decisione quest’ultima confermata in Cassazione.

Il collegio difensivo è composto da Giuseppe Scenna, Domenicantonio Angeloni, Domenico Orrù e Antonio Milo.

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