POLO DELLA MODA ALL’ATERNO-MANTHONè

Confindustria: no ai corsi basta sprechi per il tessile

PESCARA. Il giorno dopo l’atto di accusa lanciato dalla Cgil, anche Confindustria critica il progetto della Provincia di Pescara che ha istituito corsi di moda all’Itc Aterno-Manthonè. «Confindustria...

PESCARA. Il giorno dopo l’atto di accusa lanciato dalla Cgil, anche Confindustria critica il progetto della Provincia di Pescara che ha istituito corsi di moda all’Itc Aterno-Manthonè. «Confindustria Pescara», dice il direttore generale Luigi Di Giosaffatte, «non avallerà nessun comportamento che vada verso richieste estemporanee di collaborazione su modelli formativi che non abbiano visto la nostra partecipazione attiva sin dalla fase iniziale». Confindustria e Cgil sono quasi sulla stessa lunghezza d’onda contro il nuovo percorso è stato attivato grazie a un finanziamento da 450 mila euro attinto dal Fondo sociale europeo Abruzzo 2007/2013, e aspira a rispondere alla domanda delle aziende presenti sul territorio. Il corso prevede 1.800 ore di formazione, di cui almeno il 30 per cento destinate agli stage nelle aziende convenzionate.

Se il sindacalista Domenico Ronca ha chiesto che «l’uso delle risorse pubbliche deve essere indirizzato con grande trasparenza a ipotesi di sviluppo concordate che devono cogliere l’obiettivo di rilanciare l’occupazione nel tessile», anche gli industriali non risparmiano critiche alla Provincia. «Ci sembra doveroso», dice Dio Giosaffatte, «fare alcune puntualizzazioni di metodo sulla questione dei corso Its sulle nuove tecnologie per il made in Italy. Non intendiamo affatto polemizzare con le istituzioni e gli istituti formativi di sicura affidabilità, ma ritieniamo che ancora una volta si dimostri che la logica aggregativa dei fattori competitivi non sia stata colta. Il Polo alta moda dell’area vestina – che costituisce uno dei migliori modelli italiani di contratto di rete – è l’unico polo che fonde filiera formativa e filiera produttiva avrebbe potuto catalizzare anche l’unico anello mancante della filiera formativa che è quello della formazione tecnica superiore, senza escludere gli Istituti che oggi sono tra i promotori dell’iniziativa progettuale. Il Pam», spiega Confindustria, «ha al proprio interno la Scuola sartoriale che è riconosciuta come unica nel suo genere unitamente a quella londinese e il Master internazionale di primo livello in Economia e gestione delle imprese della moda».

L’analisi di Confindustria prosegue: «Il fatto che l’Its sia completamente avulso dal progetto di polo indebolisce l'intera struttura della rete e comporta inevitabili rischi di scollamento con l’apparato produttivo della moda italiana che si concentra in aree determinate della nostra provincia. Da tempo richiamiamo l’attenzione della politica nel ragionare per progetti e in logica aggregativa. Nella turbolenza del mondo economico occorre essere inclusivi e mai ragionare in logica esclusiva».

Sui corsi di moda, la Cgil rivolge una serie di domande alla Provincia: «Quali sono le risorse utilizzate per questa iniziativa? Si tratta forse delle stesse risorse ex-Fts che nel verbale del tavolo di crisi per la Val Pescara e zona vestina sono destinate ad altre iniziative? Quali sono», dice Ronca, «le aziende dove gli allievi dovrebbero svolgere gli stage? C’è stata una selezione successivamente a un bando pubblico? Sanno il presidente Guerino Testa e l’assessore Fabrizio Rapposelli che, in Provincia, esistono già enti di formazione, scuole e università della moda, nel settore tessile, che rappresentano l’eccellenza su tutto il territorio Nazionale?».

©RIPRODUZIONE RISERVATA