PESCARA

Degrado, disperati accampati nella caverna dei rifiuti

Senzatetto e tossicodipendenti nel tunnel della pista ciclabile abbandonata sul lungofiume: l'area è di competenza della Provincia ma l'ente non ha i soldi per la manutenzione e la pulizia

PESCARA. È quasi una “caverna” scavata nella terra per evitare gli allagamenti al sottopasso tra il ponte delle Libertà e via Aterno. Un buco lungo una trentina di metri occupato dai disperati in cui vale l’unica regola del degrado. Un altro luogo che si aggiunge alla lista dei posti della vergogna di Pescara. In questo cunicolo ci si accampa lontano dagli occhi della città che corre e lontano dai controlli: «Qui non viene mai nessuno», conferma il tossicodipendente che incontriamo durante il servizio. Da un lato c’è il ponte delle Libertà, sopra c’è la rampa che conduce all’Asse attrezzato, dall’altra parte c’è l’abbandono di un parco-pista ciclabile costruito da un privato nel 2012, regalato alla Provincia di Pescara e lasciato morire senza neanche il fantoccio di un’inaugurazione.

Insieme al sottopasso dormitorio della stazione centrale in cui mercoledì scorso è stata ritrovata morta una donna di 33 anni, anche la pista ciclabile mai aperta è un mostro della città. Come il centro commerciale mai finito lungo via Tiburtina. O come l’ex draga sul lungofiume. Ma se il sottopasso della stazione è nel cuore del centro e attira i sopralluoghi delle forze dell’ordine, sulla pista ciclabile del lungofiume non si vede mai nessuno: si vende droga e si consuma alla luce del sole, si gettano i rifiuti, si spaccano lampioni e panchine per il gusto di distruggere. Mentre scattiamo le fotografie, un padre e un figlio in bicicletta percorrono la pista ciclabile nel tratto sterrato che si avvicina al cementificio: «Ma come è possibile tenere un’area in queste condizioni? Siamo passati accanto ai tossicodipendenti, poi in mezzo ai rifiuti e in questo tratto la strada è franata e pericolosa», dice l’uomo, «non sapevo che fosse ridotta così altrimenti non ci sarei venuto. È la prima volta che ci passo e non ci tornerò più». Impossibile dargli torto. Non si capisce se la pista ciclabile sia aperta o chiusa: non ci sono blocchi né cartelli e, così, chi vuole può passarci. A proprio rischio e pericolo.
Di certo, la proprietà di quest’area senza controlli è della Provincia di Pescara, un ente al collasso che non ha un soldo per intervenire: il Comune avrebbe voluto prendere in consegna la zona ma, di fronte a un degrado che non ha limiti, la cessione non è andata avanti.
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