Denuncia lo strozzino e lo fa condannare a 3 anni

Vittima dell’usura si rivolge all’associazione Codici e mette nei guai Spinelli Pettinari: è una nostra vittoria, bisogna trovare il coraggio di ribellarsi

PESCARA. Separata, licenziata per problemi di salute, viene a trovarsi improvvisamente in gravi difficoltà economiche. E’ il maggio 2007 quando inizia l’odissea per una donna che, bisognosa di soldi, conosce casualmente una persona a cui chiede un prestito di 5 mila euro. Trascorrono i giorni e il presunto strozzino inizia ad alzare la posta, chiede indietro alla vittima prima il doppio della somma, poi l’auto e infine altri 5 mila euro. Un debito troppo grande, impossibile da saldare e che convince la donna a denunciare quello che le stava accadendo e a rivolgersi all’associazione Codici che, oltre a tutelare i consumatori, è anche la prima associazione antiracket iscritta all’albo prefettizio. A distanza di quasi cinque anni, il presunto usuraio, il rom Guerino Spinelli, è stato condannato dal tribunale in composizione collegiale presieduto da Carmelo De Santis a 3 anni e 6 mesi di reclusione per usura, 15 mila euro di risarcimento alla parte civile più i danni morali all’associazione Codici. Le altre due persone che inizialmente erano finite nell’inchiesta del pm Barbara Del Bono, ovvero Fernando Di Giacomo e Libero Spinelli, sono state assolte. «E’ una vittoria storica», ha commentato il presidente dell’associazione Codici Domenico Pettinari insieme al responsabile regionale Giovanni D’Andrea e agli avvocati dell’ufficio legale di Codici, Katia Ferri e Silvia Chiavaroli che hanno letto una lettera che la vittima ha inviato: «Spero che la mia vittoria possa essere di incoraggiamento per tutte quelle persone vittime di un sistema ignobile».

Nel maggio 2007, la donna che abita a Francavilla si trova in difficoltà finanziarie e, tramite una conoscenza, arriva a un gruppo di rom ai quali chiede un prestito di 5 mila euro. La vittima avrebbe dovuto restituire il doppio della somma, ovvero 10 mila euro, entro i 30 giorni successivi e, nel frattempo, le viene chiesto anche di cedere l’auto Alfa 147.

Passano i trenta giorni stabiliti e, tra mille difficoltà, la vittima riesce a restituire i 10 mila euro ricorrendo all’aiuto di amici e parenti. Al momento del pagamento, però, come dice l’accusa, Spinelli avrebbe chiesto alla donna altri 5 mila euro per riconsegnarle l’auto.

A questo punto la vittima si rivolge all’associazione Codici che le fornisce assistenza legale e psicologica gratuita e la convince a sporgere denuncia al comando provinciale dei carabinieri di Pescara. I militari, d’accordo con la donna, organizzano la trappola per il rom: la donna porta all’usuraio circa 700 euro e, al momento della consegna, i carabinieri incastrano l’uomo in via del Circuito. Guerino Spinelli, difeso dall’avvocato Giancarlo De Marco, viene arrestato in flagranza e, nei giorni scorsi, il presidente del collegio De Santis l’ha condannato a 3 anni e sei mesi, mentre gli altri due, tra cui Libero Spinelli sempre assistito da De Marco, sono stati ritenuti estranei. L’avvocato impugnerà la sentenza. «Convincere la donna a denunciare il fatto non è stato facile», conclude Pettinari, «perché in questi casi la paura delle vittime è tanta così come l’omertà. Alla fine, però, con il nostro supporto la donna è riuscita a denunciare quello che le stava accadendo, un invito per le tante vittime dell’usura».

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