Ecco il Cristo di pezza, il simulacro misterioso nascosto a Penne / Le foto

Custodito per secoli nella chiesa di San Giovanni delle monache di Malta quando fu spostato una bufera si abbattè su Penne e le suore persero la vista

PENNE

A Penne l'arte si tinge di mistero. Torna a suscitare l'interesse del mondo accademico, dei cultori dell'arcano e della popolazione pennese un manufatto sacro di cui si erano perse le tracce e il cui ricordo era ormai sbiadito nella memoria dei più: il leggendario Cristo morto di pezza di cui pubblichiamo foto inedite.

Si tratta di un simulacro realizzato interamente in stoffa, conservato per secoli in una pregiata urna di legno e vetro, nella chiesa di San Giovanni Battista dalle monache di Malta, unico ordine cavalleresco al femminile che a Penne gestiva l'omonimo monastero in cui la chiesa era inglobata, oggi sede del tribunale. Recentemente l'opera è tornata alla ribalta per un articolo pubblicato sulla rivista Fenix da Fabio Ponzo, collaboratore abruzzese di luoghi misteriosi.it, in cui il giornalista analizza nel dettaglio gli enigmi legati alla chiesa di San Giovanni, ai tesori in essa contenuti e ciò che essa ha rappresentato per l'Abruzzo nella storia, proprio perché legata ai Cavalieri di Malta e alle monache gerosolimitane del medesimo ordine.

Nella parte alta della chiesa, vicino alle volte, all’interno di urna, nella quale ancora oggi è custodito, poteva essere ammirato un Cristo morto realizzato in stoffa. Grazie alle credenze e alla tradizione popolare che si è tramandata nel tempo, la leggenda che accompagna questa particolare opera di arte sacra è arrivata fino ai giorni nostri.

Si narra che la priora del convento, una volta ultimati i lavori della chiesa e arrivati alla vigilia solenne della consacrazione, volle dare a questo Cristo di pezza una sistemazione e una venerazione più degne nel più prezioso degli altari. Ma nel momento in cui lei e le altre consorelle presero il Cristo dall'urna originaria, sulla città di Penne si scatenò un violentissimo temporale e tutte le religiose persero la vista. Soltanto una monaca anziana e malata, che attendeva la morte nella sua cella, ebbe la forza di alzarsi e di andare in soccorso di tutte le altre.

Da quell’istante il cielo tornò a rischiararsi e tutte le monache riacquistarono la vista. Per tutta la città di Penne si sparse la voce insistente del miracolo, fino all’intervento del vescovo che riportò nella sua teca la sacra immagine del Cristo. Oggi il simulacro in tessuto è un pezzo importante della collezione di arredi e manufatti sacri del Museo Diocesano di Penne gestito direttamente dalla Curia metropolitana ma chiuso al pubblico. Questo e altri misteri aleggiano ancora intorno alla chiesa di San Giovanni Battista, un autentico orgoglio vestino, essendo stata l’unica sede abruzzese delle monache di Malta. Il loro lavoro, svolto negli ospedali, era quello di assistere e apportare cure a pellegrine e malate. L’ordine crebbe e si diffuse in tutta Europa: Spagna, Portogallo, Gran Bretagna, Francia, Danimarca, Olanda, Rodi e Italia, riportandoci a Penne come unica sede in terra abruzzese. Quasi dimenticata, e in uno stato di evidente decadenza, la chiesa di San Giovanni Battista si fa ancora notare per la sua autorevolezza architettonica. Essa risale al 1523, anno in cui le religiose ottennero da Giuliano de Rodolphis, Gran Priore dell’Ordine di Malta, il benestare di edificare un nuovo monastero all'interno delle mura di Penne – dato che quello eretto precedentemente fuori dal perimetro cittadino era stato distrutto nel 1435 durante la guerra tra angioini e aragonesi per il dominio dell'Italia meridionale - e successivamente di edificare l’annessa chiesa dedicata a San Giovanni Battista, patrono dell’Ordine Gerosolimitano. Al suo interno, scolpite e disegnate ovunque, si ritrovano le tipiche croci di Malta, la più affascinante delle quali si scorge alzando la testa, su per la cupola, dove il sole passa attraverso delle piccole feritoie e la fa splendere, come se emanasse una luce propria.

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