Ente al tracollo, il disavanzo tocca 41 milioni

Decuplicato in un anno il passivo in bilancio, pesano i debiti lasciati dalle passate amministrazioni

PESCARA. Il deficit del Comune è decuplicato nel giro di un anno. L’ente ha chiuso il bilancio dell’anno scorso con un disavanzo di amministrazione da record, pari a 41.838.608 euro. Una cifra enorme, evidenziata anche nella relazione del collegio dei revisori dei conti al Piano di riequilibrio finanziario, che rende l’idea della gravissima situazione finanziaria dell’ente.

Il bilancio 2013 si era chiuso con un disavanzo di circa 4,6 milioni di euro. In dodici mesi la situazione è nettamente peggiorata, perché sono venuti fuori anticipazioni di tesoreria e debiti fuori bilancio lasciati in eredità dalla precedente amministrazione, ma anche da quelle che hanno governato prima. I tecnici della Ragioneria hanno evidenziato che, al 6 marzo scorso, l’utilizzo di entrate vincolate per le spese correnti è stato pari a 12.327.730 euro. Alla stessa data, l’utilizzo dell’anticipazione di tesoreria, cioè i soldi prestati dalla banca per pagare le spese, è risultato pari a 11.617.593 euro.

Alla fine dell’anno scorso, gli atti in liquidazione in attesa ancora di essere pagati ammontavano a 23.760.179 euro, di cui 14.495.065 euro per parte corrente e 9.265.113 euro per parte capitale.

Come intende l’amministrazione comunale riportare i bilanci in attivo? Il Piano di riequilibrio finanziario pluriennale prevede un risanamento in ben 28 anni, anziché 10 come previsto inizialmente. Una scelta che il collegio dei revisori dei conti giudica inammissibile dal punto di vista normativo.

Sta di fatto che il disavanzo di amministrazione di 41.838.608 euro verrebbe coperto per 1.494.236 euro all’anno per i prossimi dieci anni, cioè dal 2015 al 2024, per un totale di 14.942.360 euro. Gli altri 26.896.248 euro, invece, verranno coperti nel periodo 2025-2042.

Ieri, il direttore del dipartimento Attività amministrative Guido Dezio, che ha provveduto a redigere il Piano, ha assicurato che il documento è corretto. In risposta alle critiche mosse dai revisori, ha dichiarato. «Il risanamento in 28 anni si può fare», ha spiegato, «lo dicono la Legge di stabilità, una delibera della Corte dei conti di una settimana fa e un provvedimento del ministero dell’Interno non ancora in vigore». «Loro poi criticano il fatto che non abbiamo previsto alcuni crediti inesigibili nel fondo svalutazioni crediti», ha aggiunto, «ma noi riteniamo che i crediti, definiti da loro inesigibili, siano esigibili».(a.ben.)

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