A destra, il magistrato Giuseppe Bellelli, capo della Procura di Sulmona (foto Claudio Lattanzio)

Incendi, il procuratore: «Sono tutti roghi dolosi, il piano è criminale»

Accuse pesanti dal magistrato Bellelli: «Un errore eliminare la Forestale. E' venuta a mancare l'esperienza di chi conosce la montagna e sa spegnerne i fuochi»

SULMONA. C’è un unico disegno criminale dietro l’Abruzzo in fiamme. E c’è un filo rosso che lega tra di loro i roghi. Tanti roghi, tutti dolosi. L’obiettivo degli investigatori è scoprirne il movente. Parla in modo chiaro il procuratore capo di Sulmona, Giuseppe Bellelli, che ha deciso di riunire in un solo fascicolo le sette inchieste aperte negli ultimi dieci giorni di fuoco. Nell’intervista al Centro, il magistrato parla di criminali del fuoco con un solo obiettivo unico. Criminali ai quali lui risponde con un’inchiesta unica. E non si crea scrupoli il procuratore che indaga sugli incendi del Morrone a dire che la legge Madia non andava fatta: è stato un errore sciogliere il corpo forestale perché ha indebolito il sistema della protezione civile.

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Procuratore Bellelli che cosa sta accadendo. Perché l'Abruzzo e in particolare la Valle Peligna bruciano? Che cosa si nasconde dietro a questo disastro ambientale?
«Siamo di fronte a una serie di incendi tutti dolosi. Incendi vasti che colpiscono il territorio peligno e che non si riescono a spegnere come sta accadendo per il Morrone».
Secondo lei c'è una regia criminale dietro ai roghi, come ha sostenuto ieri il governatore Luciano D'Alfonso in un'intervista al Centro?
«Dire che ci siano un'unica mano oppure più mani dietro a questi incendi per ora non è possibile. Ma una cosa è certa: c'è un unico disegno criminale. Questo lo posso dire. Abbiamo a che fare con pezzi di un mosaico che noi investigatori dobbiamo ricollegare per trovare la logica che c'è dietro».

Quindi secondo lei c'è una nesso che lega i numerosi incendi di questi ultimi giorni di agosto?
«Di nessi ce ne sono almeno tre: il primo è temporale, il secondo è legato alle modalità e il terzo ai luoghi. Io non vedo nulla di casuale dietro i roghi sul Morrone oppure a Prezza e in tutti gli altri posti della Valle Peligna dati alle fiamme. Ma noi investigatori dobbiamo ancora capire bene ciò che sta accadendo. Questa vicenda dev'essere interpretata nella sua complessità».

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Secondo lei qual è il movente che spinge gli incendiari a colpire?
«Se mi chiede a chi giova dare fuoco alle nostre montagne le potrei rispondere, per ora, solo con una serie di ipotesi. Che però potrebbero risultare sbagliate. Certamente non abbiamo a che fare con piromani, cioè con persone malate. Questi sono incendiari con un piano unico da mettere in atto. Per questo motivo ho deciso di riunire tutti i fascicoli aperti. E in totale di fascicoli ce ne sono sette: tutti per incendio boschivo, tutti collegati tra di loro, e che sto seguendo personalmente. Ho anche dato direttive uniche al gruppo dei carabinieri forestali. Questi roghi hanno un senso preciso. Noi lo dobbiamo scoprire».
Passiamo ad un altro tema chiave di questi giorni. Ai roghi si accompagnano le polemiche sui ritardi e sulla prevenzione. Che cosa non ha funzionato? Lo scioglimento del corpo forestale, secondo lei, ha indebolito il sistema di protezione civile?
«C'è un articolo del Fatto Quotidiano del 14 luglio scorso che un’ora fa ho postato sulla mia pagina Facebook e che condivido pienamente. Spiega i motivi che hanno indebolito i presidi sugli incendi boschivi. Quello che voglio dire, e che ho anche detto a Sulmona durante la riunione del Coc (centro operativo comunale, ndr), in cui era presente il comandante del corpo dei vigili del fuoco, è che con il venir meno dei forestali, i cui componenti sono confluiti per la maggior parte nei carabinieri, e in parte minoritaria (360 su 8mila, ndr) nei vigili del fuoco, sono mancate l'esperienza, la preparazione e la competenza nello spegnimento a terra. Non voglio accusare nessuno ma gli attuali carabinieri forestali, per legge, non possono più svolgere lotta attiva agli incendi».

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Quindi tutto ricade sulle spalle dei vigili del fuoco che hanno esperienza ma forse non bastano. E così?
«I vigili hanno grande professionalità nello spegnimento dei fuochi e sono impegnatissimi ma l'esperienza in montagna è dei forestali. Loro ci sanno andare, loro conoscono i sentieri e il territorio, e sanno quali sono le piante che bruciano prima e quelle che bruciano dopo, quindi conoscono le priorità. Questo tipo di professionalità è venuta meno fermo restando l'impegno massimo e apprezzabile del corpo dei vigili del fuoco».
Qual è il rimedio visto che gli incendi si moltiplicheranno non solo per colpa di piromani o incendiari ma anche per l'impazzimento del clima?
«Ritengo che un presidio del territorio che non si limiti a mandare pattuglie in giro ma, come avveniva una volta, abbia dei veri e propri punti di avvistamento nelle zone sensibili e nelle ore di massima calura in cui divampano gli incendi, sia necessario. Anzi fondamentale. Partire subito e non dopo due ore è sostanziale. Se avvisto un pennacchio di fumo posso essere sul posto dopo appena mezz’ora. Non è poco. Invece oggi manca molto sia a livello di prevenzione che di intervento».
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