Lady Bmw: 7 milioni per i ricatti a luci rosse

La Klatten chiede il maxi risarcimento all’imprenditore Barretta e la procura vuole confiscare il rifugio Valle Grande di Pescosansonesco

PESCARA. Susanne Klatten, la maggiore azionista della Bmw, vuole indietro 7 milioni di euro, la cifra che corrisponde alla presunta truffa che la donna avrebbe subìto dal gigolò svizzero Helg Sgarbi dietro la presunta regia di Ernani Barretta. La richiesta di risarcimento, danni morali e materiali, è stata formalizzata dagli avvocati della donna che figura parte civile nel processo sui ricatti a luci rosse. Mancano pochi giorni alla sentenza per i sette imputati, tra cui l’imprenditore di Pescosansonesco Ernani Barretta, accusati dal pm Gennaro Varone di associazione per delinquere per aver messo in piedi un’organizzazione per estorcere soldi a facoltose donne tedesche attraverso il seduttore Sgarbi. La sentenza del presidente del collegio Camillo Romandini è attesa per martedì 19 nell’udienza che sarà aperta dall’arringa della difesa della famiglia Barretta: i legali Melania Navelli, Sabatino Ciprietti e Pierluigi Amoroso. Nella precedente udienza, infatti, è stato il turno prima della requisitoria del pm che ha chiesto 9 anni per Barretta e sei anni per i figli Clelia, Marcello e per la moglie Beatrice Batschelet e, poi, degli avvocati della donna tedesca che hanno chiesto il risarcimento. Il gigolò Sgarbi che ha raccontato in aula della sua relazione con la donna è stato già condannato in Germania a sei anni di reclusione per truffa e per tentata estorsione da 14 milioni di euro sempre ai danni della Klatten a relazione finita e dietro la minaccia di divulgare i dvd con le immagini dei loro rapporti. Sgarbi, nella sua lunga deposizione, ha scagionato Barretta raccontando di aver fatto tutto da solo e di non aver coinvolto l’amico di Pescosansonesco «nelle sue vicende», come ha detto in aula. Sgarbi è uscito dal procedimento pescarese in cui c’è la famiglia Barretta e in particolare l’imprenditore Ernani accusato di essere stato il mandante e l’organizzatore della truffa ai danni della donne. Sgarbi era il seduttore e Barretta l’organizzatore: è per questo che la donna tedesca chiede di essere risarcita dalla famiglia di Pescosansonesco che, in più occasioni, ha detto di non aver mai incontrato Lady Bmw, di non averla mai conosciuta. Secondo l’accusa, infatti, i soldi presi da Sgarbi sarebbero poi finiti anche all’imprenditore di Pesco e, a supporto della sua tesi, il pm ha elencato il volume di affari delle attività di Barretta, tra cui il rifugio Valle Grande a Pescosansonesco, ritenuto dall’accusa troppo inferiore rispetto ai versamenti in contanti effettuati sempre negli stessi anni. La famiglia, invece, si è difesa in aula parlando delle numerose attività che ha gestito nel corso degli anni e allontanando quindi le accuse.

Se le ultime arringhe delle difese non prenderanno troppo tempo dovrebbe quindi arrivare nel pomeriggio di martedì la decisione per il processo che nel 2008 portò all’arresto di Barretta con un maxi blitz di centinaia di poliziotti italiani e anche tedeschi a Pescosansonesco.

Il pm, nella sua requisitoria, ha chiesto l’assoluzione per due dipendenti del rifugio Valle Grande: Prisca Furger e Sandra Febbo che, secondo l’accusa, erano all’oscuro di quello che stava accadendo. Infine, Varone ha chiesto la confisca anche di tutti i beni che vennero sequestrati all’epoca ai Barretta tra cui proprietà a Pescosansonesco, Torre de’ Passeri e Corvara.

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