Multato di un milione vince contro Equitalia

Pensionato riceve l’enorme cifra da pagare ma i suoi ricorsi vengono accolti e adesso chiede il riconoscimento del danno biologico di 60 mila euro

PESCARA. E’ il febbraio 2008 quando un pensionato riceve un preavviso di fermo amministrativo da parte di Equitalia Pragma, la società di riscossione dei tributi. Il fermo riguarda l’unica vecchia auto di cui è proprietario E. M., per cui sarebbe scattato il fermo se non avesse pagato oltre 1 milione di euro, la cifra indicata nell’avviso e riguardante i presunti crediti dovuti all’agenzia tra tributi e interessi. Inizia 4 anni fa il calvario di un settantenne che si ritrova, inconsapevole, ad essere debitore dell’enorme cifra e che, solo dopo una girandola di ricorsi e appelli, si è visto riconosciuto il suo diritto a non pagare quella cifra: l’ultima sentenza ha dichiarato inammissibile il ricorso di Equitalia che nel frattempo aveva chiesto il pagamento del milione di euro e ha condannato la società di riscossione a pagare mille euro al pensionato «a titolo di risarcimento danni da lite temeraria», di grave colpa. Nel frattempo, racconta l’avvocato Stefania Centorame che assiste il pensionato che ha vinto contro Equitalia, l’uomo avrebbe subìto dall’impatto con la cifra esorbitante e dalle vicende giudiziarie un danno biologico, soffrirebbe di uno stato ansioso depressivo che, sulla base della perizia di un medico, sarebbe stato valutato in 60 mila euro: la sentenza della commissione tributaria non ha riconosciuto il danno ma il legale è pronto ad agire davanti al tribunale. Oltre un milione di euro: è questa la cifra che Equitalia chiede all’uomo nel 2008 e riguardante, per la società, una cartella di pagamento notificata nel 1998. Dopo aver ricevuto l’avviso il pensionato presenta la richiesta di annullamento per «inesistenza», scrive l’avvocato, «del debito erariale e mancata notifica della cartella di pagamento». Equitalia avvia la sua procedura ma poco dopo notifica all’uomo l’avviso di mora. L’avviso viene impugnato e la sentenza del 2010 accoglie il ricorso del pensionato: «Il concessionario», scrivono i giudici, «non ha prodotto la necessaria documentazione per dimostrare la correttezza e il perfezionamento della notifica della cartella del 1998. Sempre dagli atti si evince che non è stato possibile risalire a quale tipo di imposte si riferisse le richiesta tributaria. La commissione accoglie il ricorso». Equitalia appella la sentenza, si costituisce in giudizio, come fa anche il pensionato, ma poco dopo la società sceglie di rinunciare all’appello. L’uomo, invece, va avanti e decide di portare a decisione la causa con una richiesta di condanna temeraria. E solo da poco, la commissione regionale tributaria dell’Aquila ha condannato Equitalia per «lite temeraria».

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