Oncologa uccisa con la roncola 

SANT’OMERO. Lei, che le vite le salvava, l’ha persa per un amore malato. Ester Pasqualoni è stata barbaramente trucidata. Forse da chi diceva di volerle bene ma la perseguitava. Solo le mani amiche...

SANT’OMERO. Lei, che le vite le salvava, l’ha persa per un amore malato. Ester Pasqualoni è stata barbaramente trucidata. Forse da chi diceva di volerle bene ma la perseguitava. Solo le mani amiche del medico del pronto soccorso a cui ha rivolto l’ultimo sguardo hanno provato a strapparla alla morte. Inutilmente. Ester Pasqualoni allunga la lista nera del femmincidio in Italia. E’ l’ultima vittima immolata per l’insofferenza di chi non si rassegna a una storia finita.
Quattro colpi di roncola. L’oncologa di 53 anni in servizio al day hospital oncologico dell’ospedale “Val Vibrata” di Sant’Omero è stata uccisa, ieri pomeriggio, intorno alle 15, con quattro colpi di roncola, alla gola e alla nuca prima che potesse salire a bordo della sua nuova Peugeot 208 in sosta nel parcheggio pubblico dell’ospedale.
Conosceva il killer. Ad attenderlo, il killer che lei conosceva. Forse la stessa persona che la vessava, e nei confronti della quale aveva presentato una denuncia per stalking. Il presunto assassino a cui i carabinieri stanno dando la caccia sarebbe un 60enne di Martinsicuro, ex investigatore privato e figlio di un suo paziente. Lei anni fa gli aveva dato anche un incarico. Sarebbe lui l’uomo notato da alcuni testimoni sfrecciare un istante dopo il delitto a bordo di una Peugeot 106 bianca, ritrovata ieri sera proprio a Martinsicuro.
L’agguato mortale. Ester Pasqualoni aveva da poco terminato il servizio in ospedale per tornare a casa quando le è stato teso l’agguato mortale. Ad aspettarla, con in mano la roncola, il suo assassino. Un delitto premeditato, compiuto lucidamente, per togliere la vita a chi da anni, invece, lottava per salvarne tante. Nessuno ha potuto aiutare il medico che prima di finire a terra in una pozza di sangue, ha chiesto aiuto. Le sue urla hanno richiamato l’attenzione di due testimoni.
Qualcuno ha visto. Il primo testimone si è affacciato dalla finestra di una palazzina che guarda sul parcheggio che però non ha assistito al delitto a causa delle piante che coprivano la visuale. Un secondo testimone era affacciato alla finestra dell’ospedale. Ha sentito le urla ed ha notato quella vettura bianca sfrecciare. Ha raccontato ai carabinieri di aver visto un uomo calvo e corpulento ma di non essere riuscito a vedere altro. Altre due persone, tra cui una dipendente della Asl, invece si sono accorte del corpo straziato a terra dando l’allarme. E mentre un tecnico della manutenzione impianti chiamava il 112, l’infermiera ha chiamato il pronto soccorso. Di turno c’era Piergiorgio Casaccia, l’ultima persona che Ester Pasqualoni ha visto in volto.
Un lago di sangue. «Sono corso immediatamente ed ho visto questa donna in un lago di sangue», racconta il medico. «Non aveva capito che fosse Ester. Ho notato il volto sfregiato: due fendenti alla gola ed altri due alla nuca. Il cellulare era a terra, la catenina spezzata. Su una delle auto posteggiate vicino al corpo macchie di sangue e impronte come se prima ci fosse stata una colluttazione. Ester mi è morta tra le braccia. Gli ultimi rantoli, i suoi occhi che hanno incrociato i miei, poi lo sguardo perso nel vuoto. Ester non c’era più». I carabinieri di Nereto e della compagnia di Alba hanno chiuso il transito mentre i militari del nucleo investigativo di Teramo hanno iniziato i rilievi coordinati dal sostituto procuratore, Davide Rosati.
Dov’è l’arma? Della roncola nessuna traccia. Il 50enne di Martinsicuro è braccato. Colleghi, conoscenti e pazienti si sono assiepati al di là del nastro bianco e rosso in lacrime. «Amava i suoi pazienti, li seguiva costantemente a tutte le ore», dicono. «Era la colonna del reparto. Rispondeva anche alle due di notte al cellulare».
L’oncologa era la speranza degli ammalati di tumore. Ma non è riuscita a difendersi da chi la perseguitava.
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