Pescara, aggredita la famiglia che vive in tenda davanti al Comune 

La donna racconta di essere stata picchiata alcuni giorni fa: «Siamo ancora senza casa, ora la notte facciamo la guardia» 

PESCARA. Il loro sogno era realizzare un bed & breakfast nell'antico casale del primo Novecento di 320 metri quadrati, terreno escluso, acquistato nel 1999 per 165 milioni di lire. Ci sono voluti 16 anni di lavoro per finire di pagare il mutuo della dimora di via Colle Rotondo ad Alanno, in Val Pescara, in una zona denominata «Lu sperdute». Quella casa la rivogliono a tutti i costi perché « ce la siamo sudata». Perché «è nostra e non ci possono, Ater e Comune, offrire alloggi con la muffa solo per darci il contentino, è umiliante». Dopo anni di sacrifici e sogni infranti, Francesco Roberto Cucinotta, 48 anni e Alessandra Marsilii, 46 anni, ex campionessa di atletica e giavellotto, entrambi di origini pescaresi, padre e madre di tre figli Miriam , Manuele e Massimo di 21, 20 e 15 anni, dal 9 giugno scorso vivono sotto la tenda posizionata sull'aiuola di piazza Italia circondata dai palazzi del Comune, della Provincia e della prefettura, a due passi dalla zona turistica del porto e dall'uscita dell'autostrada.

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Quell'oasi di verde che tristemente (dopo la lunga protesta degli operai di Attiva) sta diventando la casa di persone disperate che chiedono di essere ascoltate e aiutate dalle istituzioni. Da anni la coppia sta portando avanti una battaglia ( a colpi di documenti ed esposti anche in procura conservati con cura in un book plastificato) contro il Comune di Alanno colpevole, a loro dire, di non aver mai provveduto a sistemare un «canalone abusivo» che circonda la loro abitazione, sprofondata nel terreno e resa inagibile a causa di allagamenti. Da quasi due mesi sopravvivono grazie alla generosità dei pescaresi che ogni tanto portano pizzette e panini e l'aiuto della Croce rossa locale coordinata da Fabio Nieddu: «Se non ci fossero loro che ci hanno messo a disposizione le docce e ci offrono piccoli aiuti quotidiani, non so come saremmo sopravvissuti queste settimane. Ringraziamo Nieddu, tutti i volontari e i pescaresi di buon cuore».
Senza contare che da qualche giorno hanno dovuto transennare la tenda con un filo di ferro «perché abbiamo subito un’aggressione da un balordo che mi ha picchiata», racconta Alessandra in lacrime mentre fa gli onori di casa e mostra la piccola cambusa di casa dove si trovano tante bottiglie d'acqua, caffè e poco altro, un materassino gonfiabile come letto, altre due piccole tende per ospitare i figli. Adesso, la notte mio marito ed io, facciamo i turni di veglia. Non dormiamo mai tutti e due».
« Appena dopo l'acquisto della casa, nel 1999», raccontano, «lavoravamo entrambi come impiegata e magazziniere, ci siamo accorti di un canalone sotterraneo a pochi metri da casa che ci ha creato diversi allagamenti, i terremoti di questi anni hanno peggiorato la situazione. Dopo aver scoperto che il canalone si trova su terreno comunale, abbiamo iniziato una lunga battaglia a colpi di esposti con il Comune di Alanno che ha inviato tecnici a fare i sopralluoghi per anni senza mai concludere nulla. Neppure quando i vigili del fuoco hanno intimato all'amministrazione di risolvere la questione. Nel 2015, il casale è sprofondato nel terreno e abbiamo dovuto abbandonarlo. Per due anni siamo stati ospiti da parenti e amici tra la zona dello stadio e San Donato, arrangiandoci con qualche lavoretto e con gli aiuti che ci arrivavano dalla parrocchia di San Cetteo. Ogni tanto tornavamo a casa il tempo di cambiarci d'abito, fare una doccia, lavare gli indumenti e portare fuori altre cose. Nel frattempo, con la casa incustodita, ci hanno pure derubato. La situazione è precipitata a gennaio con l'ultimo terremoto. Di nuovo tornano i vigili del fuoco a fare i sopralluoghi tecnici e il Comune fa un solo passo avanti, ma in negativo: ci impone il divieto di utilizzo della casa. Tutto documentato».
«Siamo stati un po’ dai parenti e due mesi in albergo ad Alanno a spese del Comune», aggiungono, «nel frattempo avevamo individuato un alloggio, ma il Comune ci ha negato i fondi. Non ce li abbiamo, ci hanno detto. Eppure hanno affrontato i costi dell'hotel per cinque persone. La casa popolare che ci hanno offerto siamo stati costretti a rifiutarla non per capriccio, ma perché l'alloggio casca a pezzi, è fatiscente e ha la muffa sulle pareti». «Ci ha ricevuti l'assessore alle politiche della casa Antonella Allegrino ma dice che non può assegnarci un’abitazione perché fuori residenza e fuori dai requisiti delle graduatorie. Mentre invece, noi sappiano perché abbiamo studiato, che il nostro caso rientra nell'articolo 15 della legge regionale 96/96 che ci esula dalla graduatoria per motivi di dissesto idrogeologico».
«Ora ci sentiamo abbandonati», concludono i due coniugi, «chiediamo di riavere la nostra casa comprata col sudore e un risarcimento danni per ricominciare a vivere».
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