estate tra i liquami

Pescara, mare sporco: il Comune doveva vietare la balneazione

L’Arta fa chiarezza in commissione: la legge stabilisce l’interdizione della balneazione anche dopo un solo superamento. Damiani: l'Oxystrong non è dannoso

PESCARA. Il Comune doveva vietare la balneazione nei tratti risultati inquinati con le analisi, ma non lo ha fatto. Lo dice proprio l’Arta, l’Agenzia regionale per la tutela ambientale che effettua le analisi dell’acqua. La legge stabilisce che, quando si verifica anche un solo superamento dei limiti dei colibatteri, quello specchio d’acqua esaminato debba essere interdetto ai bagnanti. Ma questo non è avvenuto, dal 15 luglio in poi, cioè da quanto il Comune ha fatto richiesta alla Regione di revocare il precedente divieto permanente di balneazione all’altezza di via Balilla. Richiesta subito accolta dall’amministrazione regionale. Così, dal 15 luglio ad oggi, ci sono stati due superamenti, il 21 e 29 luglio, ma i divieti non sono scattati, forse perché qualcosa non ha funzionato. Speriamo che una mancanza del genere non accada più in futuro. Fatto sta che la situazione sta diventando di giorno in giorno più incandescente. Si continuano a moltiplicare segnalazioni di genitori che hanno i loro bambini affetti da gastroenteriti o da dermatiti attribuiti proprio ai bagni in mare. I casi sarebbero aumentati quando martedì 28 luglio c’è stata la rottura di una condotta fognaria dell’Aca in via Raiale e un’enorme quantità di liquami si è riversata in mare. La condotta è stata riparata il giorno dopo, ma le analisi condotte dall’Arta e rese note il 31 hanno segnalato valori alle stelle di due parametri che indicano inquinamento da acqua di fogna, ossia escherichia coli ed enterococchi. I valori, poi, sono tornati nella norma nelle successive analisi del primo agosto, rese note il 3. Per tutto questo, il deputato del Movimento 5 Stelle Gianluca Vacca ha presentato un esposto in Procura dopo quello presentato per il centrodestra (Fratelli d'Italia) da Armando Foschi.

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Ma l’allarme tra i cittadini non accenna a spegnersi e ieri il presidente della commissione Vigilanza Carlo Masci ha convocato i rappresentanti di Arta e Aca per cercare di fare chiarezza su questa vicenda. Si è presentato in Comune solo il direttore tecnico dell’Arta Giovanni Damiani, il quale ha fatto il punto rivelando cosa dice la legge in proposito.

E tra le varie norme c’è anche l’articolo 10, comma uno, del decreto legislativo 116, del 2008, che recepisce la normativa europea sulle acque di balneazione. Un articolo che sembra far riferimento proprio alla vicenda della condotta di via Raiale. «Le autorità competenti», si legge, provvedono affinché vengano adottate misure tempestive e adeguate, qualora vengano a conoscenza di situazioni inaspettate che hanno, o che potrebbero verosimilmente avere un impatto negativo sulla qualità delle acque di balneazione o sulla salute dei bagnanti. Tali misure includono l’informazione del pubblico e, se necessario, un divieto temporaneo di balneazione». Sul sito dell’Arta viene inoltre spiegato che quando si verifica un superamento del limite, quel punto deve essere interdetto alla balneazione fino a nuove analisi favorevoli.

Il direttore dell’Arta ha infine sciolto i dubbi sull’Oxystrong, la sostanza utilizzata dall’Aca per disinfettare l’acqua del fiume dopo la rottura della condotta. «L’Oxystrong», ha detto, «è acido peracetico usato per disinfettare e non crea nessun danno».

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