Piano Porta Nuova in riva al mare torri da 10 e 16 piani

Il Comune presenta il progetto per il lungomare sud ma intanto nell’area dei sogni regna l’abbandono

PESCARA. Sarà tutto di cemento il waterfront della Pescara che verrà. Un cemento intervallato da tanto verde, sì, ma comunque fatto da dieci palazzi che potranno essere costruiti proprio in riva al mare. Due saranno alti sedici piani, gli altri solo dieci. E ora i pescaresi, che hanno sempre chiamato “grattacielo” il palazzo Uza (quattordici piani) dopo le Torri Camuzzi (quindici piani) di torri potrebbero averne altre dieci grazie al Piano particolareggiato numero 2 per la zona portuale, presentato giovedì scorso in commissione Urbanistica e successivamente in un incontro pubblico all’Urban center. Mentre il Comune progetta un futuro da mille e una notte per Porta Nuova, però, nelle aree interessate dal Pp2 ci sono un capannone abbandonato, un cantiere bloccato e una bonifica che deve ancora partire e durerà almeno due anni.

Piano al fotofinish. Il Pp2 è arrivato al traguardo proprio sul filo del rasoio. Perché tra 13 giorni esatti, il 30 giugno, i termini per presentarlo sarebbero scaduti e il Comune si sarebbe trovato a far fronte ad un pasticcio. La progettazione dell’area di Porta Nuova, infatti, era stata demandata dal Piano regolatore generale del 2007 a un piano particolareggiato che andava realizzato entro cinque anni. In mancanza di un piano, per quell’area ci sarebbe stato una specie di liberi tutti, con i proprietari padroni di costruire secondo le cubature previste dal Prg, sì, ma senza un piano. La presentazione del Pp2 disinnesca la possibile bomba. Ma il progetto del Comune nei giorni scorsi ha già sollevato un vespaio di polemiche.

Verde lungo il fiume. Il piano varato dalla giunta Mascia, che può ancora subire parecchie modifiche sia in fase di Valutazione ambientale strategica che in consiglio comunale, divide l’area di Porta Nuova adiacente al ponte del mare in tra ambiti: A, B e C. L’ambito A è quello che corre lungo gli argini del fiume. La sua progettazione, come si legge nel rapporto preliminare realizzato dall’architetto Valter Fabietti, ha recepito le direttive del nuovo piano regolatore portuale, che però è ancora in fase di approvazione. Lungo gli argini, dove oggi ci sono i moli usati dalla marineria, il progetto prevede zone a verde utili anche in caso di piena come aree di sfogo del fiume e una ciclabile.

Torri e parcheggi sul mare. Nel cosiddetto sub ambito B invece, quello tra via Doria e via Magellano, la musica cambia. Le aree che prima erano occupate dai depositi di carburante di Di Properzio e Laureti saranno edificabili, almeno in parte.

Il piano prevede che in quelle aree si possano realizzare sei edifici. Uno sarà alto cinquanta metri, cioè sedici piani, gli altri cinque dieci piani. La metà di questi palazzi sarà destinata a a uffici e terziario, l’altra metà sarà per il 90% “edilizia Erp o housing sociale”. In parole povere, case popolari. Una destinazione d’uso che, infilata in una zona di pregio, ha già fatto storcere il naso a più d’uno.

Il comparto C, cioè quello che parte dall’area attualmente occupata dall’ex Cofa e prosegue sul lungomare fino all’incrocio con via Vespucci, secondo il Comune sarà dedicato a commerciale, direzionele e alberghiero. Con un altro palazzo da sedici piani e altri tre da dieci piani. Sempre nello stesso comparto il Comune prevede parcheggi che saranno coperti da dune artificiali.

Ex Cofa, acquisto sospeso. Nel frattempo, però, buona parte delle aree interessate dal libro dei sogni versano in un dranmmatico stato di degrado. L’ex Cofa, mercato ortofrutticolo abbandonato ormai da anni e per lungo tempo rifugio di senzatetto, è stata bonificata dall’amianto sei mesi fa. La Camera di commercio ha fatto una proposta di acquisto alla Regione, proprietaria dello stabile, che è stata accettata. Ma il decreto Salva Italia, varato a fine 2011 dal Governo ci ha messo lo zampino. Perché, come spiega il presidente Daniele Becci, «con le nuove regole gli enti pubblici che vogliono acquistare un bene devono farsi autorizzare dal Ministero delle Finanze». E l’autorizzazione deve ancora arrivare.

Di Properzio da bonificare. A pochi passi dall’ex mercato, poi, c’è l’area che ospitava i depositi di carburante della ditta Di Properzio. Più di quattordicimila metri quadri che vanno bonificati dagli inquinanti che avvelenano il terreno. Un lavoretto da 4 milioni di euro. «Abbiamo ricevuto la determina comunale a fine maggio», spiega Sabatino Di Properzio,«i lavori inizieranno alla fine di settembre». Di Properzio prevede che per ultimarli ci vorranno due anni. Prima di quella data, e prima che la ditta abbia ottenuto il certificato di avvenuta bonifica del sito da Provincia e Arta, su quell’area non si potrà muovere un centimetro di terra. Nel frattempo l’altro ex deposito carburanti, quello di Laureti, è nel degrado. «Ogni tanto dobbiamo denunciare gli stranieri che ci si accampano», dice Lucio Laureti, «oci tocca far ripulire le erbacce».

La caserma incompiuta. Anche quella che diventerà la caserma della Finanza, sul lungomare, al momento non è un bello spettacolo. I lavori dovevano terminare a giugno 2011 invece, a distanza di un anno, della caserma c’è solo lo scheletro e il cantiere è fermo. La ditta che ha vinto l’appalto è fallita e quella che lavora in subappalto lamenta crediti per quasi un milione di euro. I lavori potrebbero riprendere dopo l’estate. Al momento, però, sul lungomare di Porta Nuova, campeggia solo uno scheletro incompiuto.

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