Precari Asl, Balestrino salva 67 posti di lavoro

Sanità, contratti rinnovati all’ultim’ora: il manager tenta di evitare la paralisi

PESCARA. La vicenda dei precari Asl si consuma con l’ennesimo colpo di scena annunciato ieri ai sindacati, nell’Aula magna dell’ospedale, dal direttore generale Antonio Balestrino: sono 67 i lavoratori della sanità con contratto in scadenza il 30 giugno che beneficeranno di una nuova proroga fino al 30 settembre prossimo. Si tratta di 20 barellieri, 17 operatori di computer, 3 farmacisti e 27 medici, circa il 50 per cento dei contratti in scadenza domani. Anche se su sulle cifre la confusione continua a regnare sovrana. Secondo dati della Cisl, fino a pochi giorni fa, i precari della Asl di Pescara, compreso gli interinali, erano 504. Secondo fonti Ugl 287. Ieri il manager Balestrino ha lasciato intendere che sono circa un centinanio i contratto in scadenza domani, mentre gli altri (circa 300) sarebbero scaglionati tra luglio e il dicembre 2007. La preoccupazione maggiore, ora, è soprattutto una: cosa accadrà da lunedì prossimo (e con le ferie da smaltire) nei vari reparti e strutture ospedaliere di Pescara, Penne e Popoli dove comunque una sessantina di unità lavorative tra medici, infermieri, tecnici e amministrativi verranno meno a partire dal 1º luglio, e dove il nuovo piano di riorganizzazione della Asl prevede comunque “tagli” e il ridimensionamento di alcuni servizi.

I LIVELLI ESSENZIALI. La proroga fino al 30 settembre dei 67 precari individuati dalla Asl dovrebbe servire proprio a questo: garantire i servizi minimi di assistenza ed evitare il collasso di alcuni reparti. Anche se tanto Balestrino che il direttore sanitario della Asl, Boccabella, si sono sforzati ieri di spiegare ai sindacati che il pur «doloroso» piano di riordino della Asl non mira a sopprimere i servizi sanitari delle strutture periferiche, come quelle di Penne e Popoli, ma a «fare sistema». Che tradotto in soldoni significa mobilità delle figure specialistiche (soprattutto mediche) da un ospedale all’altro quando ciò si renderà necessario: da Penne a Popoli e viceversa, ma anche da Pescara verso gli altri presidi della provincia tutte le volte che sarà richiesto per tamponare un’emergenza o garantire il funzionamento di un reparto o di un ambulatorio. Il fatto è che questo piano di riorganizzazione della Asl, la cui bozza definitiva sarà a disposizione dei sindacati soltanto domani, come comunicato ieri da Boccabella, cambia di giorno in giorno, di ora in ora, di minuto in minuto, per ammissione dello stesso Balestrino: «Stiamo vivendo giornate convulse e frenetiche, ma quella di oggi è solo la prima uscita della commissione trattante sul piano di riordino (presieduta da Valerio Cortesi) e, stante la gravità di alcune scelte, dobbiamo pensare in positivo». Il direttore generale ha parlato di sei mesi di tempo, da qui al 31 dicembre, per «riorganizzare una fase completamente nuova». E sull’esigenza di voltare pagina, facendo di necessità virtù viste le ristrettezze finanziarie, è stato ancora Boccabella a pronunciarsi: «Le professionalità devono cominciare a circolare. Quando noi diciamo di voler disattivare pneumologia a Penne non facciamo che prendere atto di una situazione di fatto già in atto in quella struttura, dove il medico non c’è più». Ma per i sindacati resta l’allarme rosso. Cgil, Cisl, Uil e Ugl continuano a sottolineare che il mancato rinnovo dei contratti pecari metterebbe in ginocchio la sanità pescarese. Secondo dati Ugl i presidi di Pescara, Penne e Popoli perderebbero 30 medici, 117 infermieri, 15 addetti ai computer presso i Cup (Centro unico di prenotazione); 14 amministrativi, 77 barellieri, 34 addetti al rifacimento letti.

I REPARTI A RISCHIO. Senza queste unità, a rischiare il «collasso» sarebbero interi reparti: Geriatria, Oncologia, Blocco operatorio, Pronto soccorso. Ma a soffrire sarebbero anche i Centri unici di prenotazione con l’ulteriore allungamento delle liste di attesa. Una «pezza», come detto, è arrivata in extremis da Balestrino con l’annuncio della proroga di 67 contratti in scadenza, ma dal segretario della Cgil, Paolo Castellucci, è arrivata una controproposta: quella di estendere la proroga, che riguarda circa il 50 per cento dei lavoratori con contratto in scadenza il 30 giugno, a tutti utilizzando la formula del part-time. Ciò, ha spiegato Castellucci, consentirebbe alla Asl di non sforare sulla spesa prevista e di evitare criteri di «discrezionalità» sulla proroga dei contratti in scadenza, affidati a chi ha la responsabilità dei singoli reparti o strutture. Domani la bozza di riordino, «rimodellata» di ora in ora, sarà a disposizione dei sindacati.