Province, la Regione si prepara a fare i tagli

L’assessore Masci riunisce il tavolo tecnico: vogliamo essere pronti Confindustria contro le polemiche Chieti-Pescara: serve più concretezza

PESCARA. Le cose cambiano in fretta.Mentre a giorni si aspettano le linee guida del governo per la riduzione e l’accorpamento delle Province (l’aspettano con ansia Pescara e Teramo al di sotto dei paramentri di popolazione e superficie; Chieti è più tranquilla, anche se potrebbe diventare un problema essere sotto la soglia minima dei 3mila chilometri quadrati), ieri l’assessore regionale agli enti locali Carlo Masci ha convocato il tavolo tecnico Regione-Province per avviare il passaggio di funzioni dalle Province ai Comuni e alla Regione, da effettuarsi entro il 31 dicembre. Una fuga in avanti? Niente affatto. Il tavolo si è costituito sulla base della legge 201 del 2011, una delle due manovre firmate Tremonti, che trasformava le Province in enti di secondo livello, con gli organismi eletti dai consigli comunali (tranne la giunta che veniva cancellata). E’ una legge di appena sei mesi fa, ma è già superata.

«Naturalmente ora c’è il decreto Monti in attesa di conversione», spiega Masci, «ma noi abbiamo deciso comunque di insediare il tavolo tecnico per assumere conoscenze più dirette riguardo alle funzioni, alle spese, al personale delle Province. Abbiamo anche avuto un incontro con il Formez che si sta occupando dell’organizzazione dei piccoli comuni sotto i 5mila abitanti in funzione dell’accorpamento dei servizi». La Regione si è quindi portata avanti con il lavoro, in una situazione, dice Masci, «di grande incertezza», perché «i cambiamenti ci sono di ora in ora, e non c’è ancora una posizione chiara. L’unica cosa che si è capita è che è arrivato il momento di cambiare l’organizzazione dei territori. E comunque non è certo un dramma diminuire le sedi istituzionali. Una Regione che guardi al 2050 e non al 1927, quando fu istituita la Provincia di Pescara, deve essere in grado di prospettare nuove ipotesi di governance. Ma è anche bene che i cittadini decidano ogni passaggio».

Intanto da Confindustria Chieti e Confindustria Pescara si bacchetta la politica per l’impreparazione: «Da anni si parla di una rivisitazione complessiva delle aree amministrative provinciali e la politica locale nulla ha messo in campo per programmare una forma ragionata di aggregazione amministrativa in modo da non farsi cogliere impreparati all’appuntamento». «In questi giorni, al contrario», dicono i presidenti Paolo Primavera e Enrico Marramiero, «si discute sul nome della nuova provincia, su quale delle due province ingloberà l’altra e sull’antitesi storica tra Chieti e Pescara. Temi che nulla apportano al dibattito sulla revisione della spesa pubblica nel nostro Paese». Mentre sarebbe più concreto, concludono, «discutere delle vocazioni dei territori nella logica di condivisione delle strategie».

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