Sanremo, l'Abruzzo fa festa con Ermal Meta

Il cantautore vince la serata delle cover con una canzone di Modugno ispirata al canto popolare abruzzese dei raccoglitori di olive «Addije, addije amore»

SANREMO. C'è anche un pezzo della terra d'Abruzzo dietro alla vittoria del cantautore Ermal Meta nella terza serata del Festival di Sanremo dedicata alle cover. Per il suo debutto, Ermal Meta ha scelto «Amara terra mia», una canzone di Domenico Modugno risalente al 1971 ma che affonda le sue radici in un canto popolare abruzzese, «Addije, addije amore». Quella di Ermal Meta, artista di origine albanese, è stata un’esibizione da brividi che ha emozionato l’Ariston e la sala stampa, con l’artista capace di due registri vocali.

La canzone di Modugno è l'addio di un emigrante alla sua terra e il dialetto abruzzese diventa così uno strumento assai adatto ad esprimere l'amore per la terra e lo sgomento che si prova quando la si deve lasciare. Sono le parole di un canto che le raccoglitrici di ulive intonano ancor oggi in Abruzzo. La canzone di Modugno era contenuta nel 19° album, intitolato «Con l'affetto della memoria». Il brano non porta solo la firma di Modugno: alla rielaborazione di «Addije, addije amore» e al testo ha anche contribuito Enrica Bonaccorti, futura conduttrice di «Pronto, chi gioca?» e «Non è la Rai».

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«L'ho scelta non solo perché è una canzone meravigliosa» ha detto Ermal Meta «ma anche perché, secondo me, rappresenta alla perfezione lo spirito dell'Italia». Tra le versioni più note del brano c'è anche quella di Mina, pubblicata nel 2001 nell'album «Sconcerto». Dopo Ermal Meta, secondo posto per Paola Turci con'«Un'emozione da poco» di Anna Oxa; al terzo Marco Masini con «Signor tenente», di Giorgio Faletti. «Sono contento che il Premio cover sia andato a un ragazzo che l’anno scorso era nelle Nuove proposte e che non aveva neanche vinto. Ermal Meta ha fatto un’interpretazione incredibile, di altissimo livello», ha detto il conduttore Carlo Conti.

Questo il testo originale di «Addije, addije amore» in dialetto abruzzese: «Nebbi'a la valle e nebbi'a la muntagne, ne la campagnenun ci sta nisciune. Addije, addije, ammori, casch' e se coje l'illive e casch' a l'-albe re le foje. Casche l'alive e casche la ginestre, casche l'alive e li frunne ginestre. Addije, adqije... amore... Casch' e se coje la live e cash' a lalbere li foje».