Ventesimo atto intimidatorio a Fontanelle

Vetri infranti e gomme tagliate all’auto di un residente. L’appello di Pettinari: un’unità fissa

PESCARA. Ventesimo atto intimidatorio a Fontanelle. Dario D’Amborosio, uno dei dirigenti dell’associazione Insieme per Fontanelle, ha trovato il lunotto dell’auto distrutto e le gomme tagliate.

E’ la seconda volta che la macchina di D’Ambrosio viene presa di mira ma, stavolta, l’uomo che vive con la pensione di invalidità non potrà più riparare il mezzo messo fuori uso nella notte scorsa.

Torna la paura a Fontanelle, il grande rione popolare dove vivono complessivamente 504 famiglie e circa 4.500 persone che si sentono abbandonate e che, tramite l’associazione Codici di Domenico Pettinari (nella foto a destra con D’Ambrosio) ormai da tempo al fianco delle famiglie, continuano ad appellarsi al questore Paolo Passamonti e al prefetto Vincenzo D’Antuono.

Citofoni bruciati, macchine distrutte, porte rotte, gomme tagliate, minacce: gli atti intimidatori contro i componenti dell’associazione Insieme per Fontanelle sono iniziati nell’ottobre dello scorso anno con una macchina bruciata.

L’episodio della scorsa notte è il ventesimo; gli associati e Pettinari ribadiscono i loro timori nei riguardi di una situazione, soprattutto in via Caduti per Servizio, che potrebbe degenerare.

«Chiediamo un’unità fissa delle forze dell’ordine», dicono Pettinari e alcuni cittadini del rione. «Il paradosso di questa zona è che qui i residenti, al contrario di altri quartieri, non sono omertosi eppure le istituzioni sono assenti, non ci ascoltano: ci hanno lasciati soli». Recentemente, alcuni componenti dell’associazione Insieme per Fontanelle si sono recati in prefettura ma non sono stati ricevuti, poi hanno inviato lettere anche in questura ma raccontano di non aver mai ricevuto risposte.

«Quello che sta accadendo qui», riprende il presidente di Codici Pettinari, facendosi portavoce della comunità, «è il preludio alla guerriglia anche perché i residenti di Fontanelle sono ormai esasperati e vogliono farsi giustizia da soli».

L’appello è sempre lo stesso: «Ringraziamo le forze dell’ordine che attuano la repressione, ma a Fontanelle occorre anche la prevenzione. Chiediamo un’unità fissa e chiediamo che la questura e il prefetto ci ricevano e ascoltino quello che accade a Fontanelle». (p. au.)

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