Il Lanciano travolto dal Foggia e dall’arbitro

Tre dei quattro gol pugliesi viziati da irregolarità, serve una vittoria per la salvezza

FOGGIA. Accostare una sconfitta dal passivo così pesante agli errori arbitrali può apparire ardito. Ma, al di là dei meriti del Foggia, sul 4-1 maturato allo Zaccheria pesa come un macigno l’operato della terna arbitrale diretta da Andrea Coccia di San Benedetto del Tronto. Tre dei quattro gol realizzati dal Foggia, infatti, sono viziati da irregolarità abbastanza evidenti. Praticamente, una partita falsata da un arbitro mediocre e da assistenti non all’altezza della situazione.

La Virtus Lanciano, quindi, riscopre la paura a 180’ dalla fine. Sono due i punti di vantaggio sulla zona play out e domenica, all’impianto di Monte Marcone di Atessa, sarà di scena la capolista Gallipoli che ha bisogno di due punti per festeggiare la promozione in B. La Virtus Lanciano per mettersi al riparo da qualsiasi sorpresa dovrà cercare di vincere per salire a quota 41 prima di chiudere il campionato a Perugia. Va ricordato, infatti, che i frentani hanno gli scontri diretti (decisivi in caso di arrivo a pari punti) a favore con il Pescara e con il Foligno, ma non con il Taranto, con la Paganese e con la Ternana. Con due pareggi, a quota 40, la Virtus rischierebbe grosso se alle spalle le rivali pigiassero il piede sull’acceleratore negli ultimi 180’.

La sconfitta di Foggia è pesante nelle proporzioni e nella rabbia accumulata. Il 4-1 è figlio di tre grossolani errori della terna arbitrale: tanto per iniziare sul primo gol di Mancino, all’8’, il fuorigioco è netto e testimoniato anche dalle immagini televisive. Proteste anche sul raddoppio, al 13’: la rimessa laterale dalla quale è scaturita l’azione che ha portato Germinale al gol è stata invertita; l’arbitro l’aveva concessa alla Virtus, l’assistente al Foggia. E i giocatori di casa sono stati più lesti nel ricominciare l’azione e, quando i frentani sono andati a protestare, l’arbitro ha fatto finta di niente. In pratica, la Virtus ha giocato una partita ad handicap, sotto di due gol dopo 13’.

La reazione c’è stata ed è andata di pari passo con il lievitare del rendimento di Stefano Romano. Intorno alla mezzora le occasioni migliori per la squadra di Dino Pagliari. Dapprima, al 28’, la traversa colpita dallo stesso Romano. Poi, al 29’, il gol annullato per fuorigioco (quantomeno dubbio) a Morante, su assist di Romano. Che, però, al 37’ è uscito per un infortunio di natura muscolare. E, in pratica, si è spenta la luce del gioco dei frentani. Il Foggia ha giocato sul velluto con accelerazioni spettacolari, la Virtus ha retto anche se ha perso incisività negli ultimi venti metri. Ancora errori della terna arbitrale. Che, nella ripresa, ha messo un paio di ciliegine sulla torta di una prestazione disastrosa. Dapprima, al 5’, Tarquini è stato atterrato in area foggiana sotto gli occhi dell’assistente Ostuni di Potenza. Che ha fatto finta di nulla al pari del direttore di gara che, però, era lontano dall’azione.

Coccia si è rifatto qualche minuto dopo, al 15’, quando ha assegnato una punizione inesistente dal limite al Foggia. Netto l’anticipo di Bolic sull’attaccante che lo strattonava, l’arbitro invece ha punito il difensore. Dalla punizione di Pecchia è maturato il 3-0 firmato (di testa, come i primi due) da Zanetti, il gol che ha chiuso una contesa giocata su buoni ritmi. Solo nel finale gli unici due gol regolari, quelli messi a segno da Federico Amenta, al 43’, e da Domenico Germinale a tempo scaduto.