Crac Di Pietro, il pm vuole chiarire il ruolo di Tancredi

Inchiesta verso il giudizio immediato per Curti e Di Pietro e lo stralcio per capire i punti oscuri

TERAMO. La procura scandisce le nuove tappe dell'inchiesta sul crac Di Pietro. Quella sulla bancarotta da 15 milioni e sui fallimenti pilotati è destinata a chiudersi entro breve con una richiesta di giudizio immediato per i quattro arrestati. Ma, scritta la parola fine all'indagine madre, i pm sono decisi ad aprire stralci per illuminare le zone d'ombra emerse dagli interrogatori.

Sia degli indagati, sia delle persone informate sui fatti che sono sfilate davanti al pm Irene Scordamaglia, titolare dell'inchiesta con il procuratore Gabriele Ferretti. A cominciare dal ruolo di Carmine Tancredi, commercialista dei Di Pietro, socio di studio del presidente della giunta regionale Gianni Chiodi. Nello studio Chiodi-Tancredi avevavo sede legale la Kappa Immobiliare e la De Immobiliare Srl, società controllate al 99% da sodalizi ciprioti e che per l'accusa sono le tappe finali dei soldi provenienti dai fallimenti di quattro società svuotate dei beni e fatti rientrare in Italia dopo un giro su conti esteri. Le quote di queste società sono state sequestrate su disposizione del gip Marina Tommolini.

TANCREDI. Il nome di Tancredi, che non è indagato ma solo un teste, è stato tirato in ballo dagli imprenditori Guido Curti e Maurizio Di Pietro (i due ancora in carcere) in un interrogatorio con il pm: secondo i due era lui a decidere quelle operazioni che oggi sono ritenute illecite dalla procura. I due principali indagati, dunque, hanno scaricato sul loro commercialista responsabilità e decisioni.

Ma Tancredi, sentito dalla Finanza come teste, nel giugno scorso ha detto: «Il sottoscritto ha rappresentato loro che non si occupa nè si è mai occupato di costituzione di società estere nè di avere la capacità professionale per farlo e, conseguentemente, ha indicato lo studio della Colombo Fiduciaria in Lugano Paradiso (da me ritenute persone molto serie in cui collaboro da diverso tempo)».

Due versioni, dunque, che si scontrano. Per capire se le accuse degli imprenditori abbiano un fondamento o siano una calunnia la procura vuole approfondire con stralci e nuove indagini. Una eventuale ipotesi di concorso deve essere dimostrata e fino a questo momento nulla è emerso in questa direzione. Molto probabilmente è proprio in questa necessità di fare chiarezza che vanno lette le recenti audizioni (quelle che si sono svolte e quelle che si svolgeranno dopo Pasqua): il pm vuole scoprire chi materialmente facesse affari con le società.

Venerdì mattina, proprio a questo proposito, è stato sentito anche Alberto Rapagnà, l'imprenditore rosetano che nel 2008 cedette la concessione del Lido Atlantic di Roseto a Maurizio Di Pietro per 350mila euro. Nel corso di un'audizione durata più di due ore l'ingegnere ha confermato quello che a marzo aveva rivelato al Centro: Rapagnà ha detto di aver trattato la vendita con Tancredi.

LE DUE ROGATORIE. E' evidente che i nuovi stralci, uno dei quali riguarderà la contestazione di reati di evasione fiscale a carico dei quattro arrestati, avranno tempi lunghi legati soprattutto al rientro della seconda rogatoria, quella che la procura teramana ha chiesto al Regno Unito per conoscere conti e movimentazioni in una banca di Londra. Quella dalla Svizzera è già rientrata: attualmente è all'esame degli investigatori. Un primo esame di questi atti non ha riservato sorprese agli inquirenti: i conti correnti svizzeri su cui è stato movimentato più di un milione di euro sono intestati a Curti e Di Pietro e non risultano esserci movimenti di terze persone.

Intanto ci sono due tappe destinate a diventare punti fermi dell'inchiesta in corso: giovedì la Corte d'Appello dell'Aquila discuterà il ricorso presentato dall'avvocato Cataldo Mariano contro il terzo no del gip Tommolini alla scarcerazione di Curti e Di Pietro. Il 4 maggio saranno i giudici della Cassazione a dover esaminare il ricorso dello stesso avvocato (fino a poco tempo legale dei quattro arrestati, ora solo di Maurizio Di Pietro) sulla richiesta di libertà. (d.p.)

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