Gianguido D'Alberto e Giandonato Morra, sfida al ballottaggio

BALLOTTAGGIO

D’Alberto cerca la rimonta su Morra 

Pronostico difficile: il vantaggio di 4mila voti del centrodestra al primo turno non dà certezze, come insegna il 2014. E a Silvi la sfida è tra Francesco Comignani e Andrea Scordella

TERAMO. Si vota oggi dalle 7 alle 23 nelle 80 sezioni dell’enorme territorio di Teramo. Si vota per scegliere il sindaco, ma anche per decidere se dare ancora fiducia a quel centrodestra che governa la città dal 2004 o se dare una chance a un centrosinistra reduce da anni duri. L’unica cosa certa è che chiunque si siederà, domani, sulla poltrona di sindaco, avrà davanti una montagna da scalare. I sette mesi di commissariamento, che qualcuno ha anche il coraggio di esaltare, sono stati il classico calcio sferrato a chi è già a terra. L’ulteriore aggravamento di una situazione della città che era già critica a dicembre, quando cadde anzitempo l’amministrazione Brucchi. Le penose convulsioni politiche che hanno segnato il Brucchi bis sono solo una delle concause dello stato attuale di Teramo, e non le principali. L’economia cittadina è in recessione da tempo, il terremoto le ha dato un ulteriore colpo e ha per di più disgregato il tessuto sociale. A Teramo c’è da ricostruire un senso di città, un ruolo da capoluogo, prima ancora delle case. E il nuovo sindaco dovrà farlo senza avere, in partenza, né soldi in cassa né una macchina amministrativa all’altezza. Sarà durissima.
GLI SFIDANTI. Questa situazione da orlo del baratro ha annullato le differenze e smorzato i toni della campagna elettorale. Gli unici battibecchi – roba più goliardica che altro – sono stati sul tema della continuità di Morra e della sua squadra con le precedenti amministrazioni di centrodestra e su chi è il nuovo e chi è il vecchio. Negli ultimi confronti, addirittura, i due candidati che oggi se la vedranno al ballottaggio sono sembrati d’accordo quasi su tutto, dalle priorità amministrative da affrontare ai metodi operativi da adottare. In realtà di differenze tra i due, e tra i rispettivi schieramenti, se ne potrebbero trovare cento. Ma Giandonato Morra, avvocato di 59 anni, candidato della coalizione di centrodestra, e Gianguido D’Alberto, 41enne funzionario della Regione, paladino di un raggruppamento civico al quale si è aggiunto il Pd, hanno in comune il tratto fondamentale di essere pacati e pragmatici, alieni da proclami roboanti e modi aggressivi, benché mossi da una genuina passione per la politica coltivata fin da ragazzi.
I NUMERI. Il tema del ballottaggio di oggi è, numeri alla mano, la possibile rimonta di D’Alberto su Morra. Tra i due, al primo turno, ci sono stati 4.098 voti di differenza, corrispondenti a poco più di 13 punti percentuali. Se è poco o tanto, saranno le urne a dirlo. Di sicuro i ballottaggi sono una partita diversa da quella del primo turno e ne sa qualcosa Maurizio Brucchi che quattro anni fa, dopo aver sfiorato il 50 per cento e aver staccato Manola Di Pasquale di 24 punti percentuali (pari a quasi ottomila voti), andò vicino alla clamorosa sconfitta al secondo turno, quando prevalse con uno scarto di appena 804 voti (51,52% contro 48,48%). La differenza tra gli sfidanti, oggi, è in partenza molto inferiore, quindi la partita appare aperta. Potrebbe essere una notte, la prossima, da batticuore, con un confronto all’ultimo voto.
INCOGNITA AFFLUENZA. Gli addetti ai lavori, da entrambe le parti, giudicano determinante l’affluenza di oggi. Nel centrodestra si dice: se riusciamo a riportare alle urne tutti quelli che hanno votato Morra al primo turno, è fatta. Dall’altra parte si ribatte: se a votare va anche una quota consistente di chi al primo turno ha votato i candidati sindaci esclusi dal secondo turno, non voterà certamente per Morra perché vuole il cambiamento come noi. Difficile dire chi avrà ragione. Di certo c’è che quattro anni fa l’affluenza al ballottaggio crollò (57,06% contro il 74,24% del primo turno) e che il primo turno 2018 ha visto recarsi ai seggi solo il 67,20% dei 46.988 aventi diritto. Evidente segnale di disaffezione da parte di un elettorato provato dalle vicende politiche cittadine degli ultimi anni (liti e spaccature in entrambi i poli). Insomma, se il trend è questo, oggi a votare potrebbe andare una minoranza di elettori. E non va sottovalutato il fatto che siamo in un fine settimana già estivo, ovvero che una quota consistente di teramani migra (o si è già trasferita) nelle case al mare.
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