l'idea

Si punta a una Camera di commercio Teramo-Ascoli

I rapporti con L’Aquila sono freddi, Di Sante ragiona su un clamoroso matrimonio con i vicini marchigiani. Legge permettendo

TERAMO. Nel calcio, come leggete nelle pagine sportive, i rapporti Teramo-Ascoli in questo momento sono pessimi. In altri campi, invece, vanno alla grande. Autorevoli indiscrezioni danno per avviate le trattative per costituire una Camera di commercio unica tra Teramo e Ascoli. È la conseguenza, clamorosa, del grande freddo sceso tra gli enti camerali di Teramo e L’Aquila, che sulla base delle indicazioni della bozza di decreto legge che dimezza le Camere di commercio in Italia sembravano avviate verso un’inevitabile fusione, ma che di fatto non riescono a trovare la quadra di un accordo. Le Camere di commercio di Chieti e Pescara hanno ben avviato il percorso di accorpamento, Teramo e L’Aquila sono invece lontane. Anzi, tra i due versanti del Gran Sasso ci si menano randellate mica da niente, vedi il recente scontro tra il presidente aquilano Lorenzo Santilli e il collega teramano Giustino Di Carlantonio (ora ex) a proposito del concorso da dirigente bandito dall’ente teramano, che agli aquilani non piaceva affatto. Il punto, forse, è che L’Aquila come capoluogo regionale reclama come minimo la sede della nuova Camera, se non anche la presidenza, mentre Teramo sul piano economico ha tutti i numeri a favore e certamente non ci sta a fare da ruota di scorta.

C’è da dire che la bozza originaria di decreto parlava di fusioni nella stessa regione, fissando a 70mila il limite minimo di imprese dei nuovi soggetti. Ora invece negli ambienti di Unioncamere s’ipotizza una deroga a quello schema per Camere di commercio contigue territorialmente ma allocate in regioni diverse. Peraltro, Teramo e L’Aquila in questo momento non raggiungerebbero le 70mila imprese. Quanto alla contiguità, non c’è storia: è palese che il territorio teramano e la sua economia siano enormemente più simili all’Ascolano che non all’Aquilano.

Per tutto questo è plausibile che l’idea di una Camera di commercio del Tronto stia in piedi, in attesa che la legge di riordino diventi realtà e fissi paletti precisi. Ma c’è anche dell’altro. Giandomenico Di Sante, neo presidente della Camera teramana (è stato eletto in aprile), è anche il presidente di Banca dell’Adriatico Intesa San Paolo, istituto che ha stabilito la propria sede legale e direzione generale proprio ad Ascoli dopo la fusione con Carisap. È Di Sante, insomma, a tirare i fili della clamorosa trattativa abruzzese-marchigiana.©RIPRODUZIONE RISERVATA