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Teramo, abusi su una 15enne: processo al patrigno

L'uomo avrebbe violentato la figliastra. La madre in aula: "Successe anche a me"

TERAMO Le parole di una mamma riempiono tutti gli spazi. Anche quelli che ogni indagine, persino la più certosina, lasciano vuoti. Perchè la verità processuale non è mai quella storica. E allora è la testimonianza di una madre a raccontare il processo in corso a un uomo di 50 anni accusato di aver violentato la figlia 15enne della sua ex convivente.
 
E’ stata lei a denunciare quando ha capito che alla ragazzina stava succedendo qualcosa. «Ho percepito dei segnali», racconta, «perchè anch’io da piccola sono stata abusata da una persona della famiglia e allora mi sono resa conto che quello che era successo a me stava capitando anche a mia figlia. Ma quando l’ho capito purtroppo era già troppo tardi. Non sono riuscita ad evitarle il dolore che ho provato io». Ai giudici rivela i sospetti che l’hanno accompagnata per settimane, fino a quando ha trovato delle foto osè della ragazzina nascoste sul suo telefono cellulare.
 
«Quando le ho viste ho capito che non mi stavo facendo un film nella mia testa», racconta ancora, «ma che i miei dubbi erano veri, che i sospetti erano fondati». Ed è un lunga cronistoria di fatti e date quella che la donna inanella davanti al collegio (presidente Giovanni Spinosa, a latere Sergio Umbriano e Carla Fazzini) per raccontare e ricordare. Perchè le storie che approdano in un’aula di giustizia debbono sempre fare i conti con il passare del tempo che indebolisce ogni ricostruzione. «Sono passati cinque anni», continua la madre nel rispondere alle domande dei legali, «e certamente i ricordi si sono affievoliti. Ma lo stato di agitazione di mia figlia, il timore che forse una sua parola potesse far capitare qualcosa a me io non li dimenticherò mai. Perchè non ci si comporta così con una ragazzina che conosci da quando aveva sette anni e che ti chiama papà. Con il passare degli anni ho capito tante cose, anche il perchè lui non volesse fare da solo dei viaggi di lavoro con il camion. Mi diceva che aveva paura che potesse capitargli qualcosa e non ci fosse nessuno a soccorrerlo. Così quando io non potevo andare per questioni di lavoro lui mi chiedeva se potesse accompagnarlo mia figlia.
 
«Non fa niente se perde un giorno di scuola» mi diceva e così lei andava».A rivolgersi alla polizia per denunciare l’uomo è stata la donna dopo essere riuscita a strappare le confidenze della figlia. Entrambe sono state ammesse come parte civile al processo. Le accuse della ragazzina sono state cristallizzate in un incidente probatorio fatto durante le indagini preliminari e che ora è agli atti del procedimento. L’uomo ha sempre respinto ogni accusa, sostenendo che sia l’ex convivente e sia la ragazzina si siano inventate tutto per una vendetta nei suoi confronti. La sentenza è attesa per il 13 maggio. (d.p.)