Uccise le figliolette: Samira per ora resta in Inghilterra 

I familiari della 25enne condannata all'ergastolo non chiederanno l’estradizione perché la ragazza è assistita in una struttura protetta a Bradford

MARTINSICURO. Ad un anno dalla sentenza il padre Dario ha incontrato per la seconda volta nel carcere di Bradford, la cittadina vicino Londra, la figlia Samira Lupidi, la ragazza di 25 anni originaria di Martinsicuro, poi trasferitasi in Inghilterra, condannata all’ergastolo (per l’ordinamento inglese dovrà trascorrere almeno 24 anni in prigione) per l’omicidio delle due figliolette Jasmine, di 17 mesi, ed Evelyn di 3 anni. Per alcuni giorni Dario Lupidi è rimasto a Bradford e ha avuto modo di parlare con la figlia. E’ la seconda visita che il padre fa a Samira, la prima a fine 2016. dopo la conclusione del processo nel maggio 2016 con relativa condanna.
Secondo quanto riferito ad alcuni conoscenti, la ragazza starebbe superando il periodo buio dopo gli omicidi e la sentenza, anche se è osservata speciale in quanto non è ancora escluso il pericolo che possa compiere azioni di autolesionismo. La giovane non è reclusa in un carcere vero e proprio, ma si trova in una struttura protetta in cui viene seguita anche psicologicamente. Non una cella, dunque, ma spazi aperti. Una situazione che avrebbe portato i familiari a non chiedere, almeno per ora, il trasferimento in un carcere italiano per scontare la pena e poterle stare più vicini. Intanto, gli amici che la ragazza aveva nella comunità truentina non si sono scordati di lei. Hanno percorso l'iter, non certo facile, per poter farle arrivare in Inghilterra dei soldi per sostenere le spese personali. Dopo registrazioni e autorizzazioni, infatti, riescono, ogni tanto, a far arrivare nel carcere inglese la somma di 50 sterline, il massimo concesso, che viene consegnata alla ragazza per coprire le sue piccole spese personali. Samira è stata condannata per omicidio volontario aggravato delle due figliolette, uccise a colpi di coltello in un momento di follia. La corte inglese che l’ha giudicata aveva respinto la richiesta dell'imputata di essere condannata per "manslaughter", un reato previsto dall'ordinamento penale britannico,che equivale a un omicidio volontario ma con responsabilità attenuata perché commesso in particolari condizioni soggettive, come ad esempio l'aver agito in ridotte capacità mentali o a seguito di una grave provocazione. Era questa l’attenuante invocata dalla 25enne, perché il marito inglese, da cui si era separata, voleva portarle via le bambine.
Sandro Di Stanislao
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