San Vito, botte al tifoso razzista contro i calciatori-profughi

Preso a pugni mentre usciva dal campo. Il Guastameroli: un gesto grave. Lui ammette: ho sbagliato

SAN VITO. Una frase isolata, sicuramente eccessiva, urlata in un momento di foga che ha generato una reazione ancor più eccessiva: pugni e spintoni al tifoso che l’aveva pronunciata. Si carica di nuovi particolari l’episodio di razzismo che domenica ha caratterizzato la partita del campionato di Prima categoria al campo Tommaso Verì di San Vito. Il Guastameroli Calcio e il Comune di Frisa condannano la frase urlata verso un giocatore di colore («Tornatene col gommone») dalla quale è nata la bagarre, ma mettono in evidenza anche che, alle parole forti, è seguita l’aggressione fisica a chi l’ha pronunciata. E, soprattutto, viene rifiutata con forza l’etichetta di “comunità razzista” che Guastameroli, popolosa frazione di Frisa, si è sentita cucita addosso.

leggi anche: Cori razzisti contro i calciatori-profughi Partita sospesa a San Vito, il presidente Catenaro affronta i tifosi del Guastameroli: questi ragazzi vanno rispettati

«Non c’è stato alcun coro razzista, ma una frase infelice di un tifoso all’indirizzo di un giocatore di colore», precisa un comunicato diffuso ieri dal club neroarancio, nel quale si ricorda che «dopo pochi minuti un tesserato del San Vito (il giocatore-presidente Andrea Catenaro, ndc), dopo aver abbandonato il terreno di gioco è salito sulla tribuna affrontandolo e minacciandolo di querela per quanto detto. Questo atteggiamento ha innescato ulteriori rimostranze dei locali che hanno affrontato il tifoso ospite», continua la ricostruzione del Guastameroli, «che ad animi placati, mentre si stava allontanando dalla tribuna con la moglie, è stato oggetto di nuove aggressioni verbali e, a quanto risulta, fisiche».

Lo stesso autore della frase non nega di averla pronunciata, ma sottolinea come sia stata una di quelle offese gratuite che si urlano nei momenti concitati delle partite. L’uomo ha, inoltre, confermato che, mentre usciva dalla tribuna a partita ancora in corso, è stato spintonato e colpito da una serie di pugni che lo hanno costretto ad andare al pronto soccorso, da dove sarebbe stato dimesso con una prognosi di sette giorni. Sta valutando con il proprio legale se sporgere o meno denuncia. In ogni caso all’aggressione non ha partecipato Catenaro.

«Diversi guastamerolesi hanno contribuito a placare gli animi», scrive ancora la società, «in quanto ad aggregazione e tolleranza il nostro paese non ha bisogno di imparare da nessuno. Non si è parlato invece dell’occhio pesto del tifoso coinvolto», conclude la società, «lui ha sbagliato e pagato, se qualcuno lo ha picchiato potrebbe farsi avanti: ciascuno dovrebbe fare il mea culpa prima di parlare».

Già domenica sera sull’episodio era intervenuto il presidente Libero Urbisci, che sulla pagina Facebook della squadra aveva scritto che «l’insulto razzista di un nostro sostenitore va condannato, ma per favore non facciamo passare l’altra parte per buonisti», stigmatizzando la reazione di Catenaro. «Chiedo scusa a nome del paese a quel ragazzo di colore per la frase rivolta da un nostro cittadino», dichiara il sindaco di Frisa, Rocco Di Battista, «ma la reazione di alcuni sanvitesi credo sia altrettanto da stigmatizzare, forse anche più della frase razzista: quella è stata una voce isolata, dopo la quale tra gli altri tifosi ospiti è calato un silenzio di tomba. Su questo episodio», chiosa Di Battista, «si è fatta demagogia troppo spicciola e controproducente».

©RIPRODUZIONE RISERVATA