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Teramo, a tavola arrivano carne in provetta e farina di mosche

Il futuro visto dall'Abruzzo, alla facoltà di Bioscienze prevedono anche diete basate sul Dna e pietanze di biologia sintetica

TERAMO. Purea di vari colori. Così nel 1968 Kubrick nel suo “2001 Odissea nello spazio” immaginava il cibo del futuro. Una previsione che non si è realizzata. Ma rispetto alla fantasia del regista, le previsioni degli scienziati sono molto più attendibili. E quando Dino Mastrocola e Paola Pittia docenti di Scienze e tecnologie alimentari all’Università di Teramo dicono che la carne che mangeremo fra cinquant’anni sarà prodotta in provetta e che a tavola compariranno le larve di mosca, c’è da credergli. I docenti della facoltà di Bioscienze e tecnologie agroalimentari e ambientali parlano di innovazioni in corso e di scenari futuribili. I primi, in pratica, sono già una realtà.

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INNOVAZIONI “IN CORSO”. E in questo contesto saranno ancor più importanti gli alimenti con proprietà nutrizionali modificate, arricchiti o fortificati tramite processi tecnologici. Un esempio sono gli yogurt o i cereali arricchiti con vitamine e sali minerali, le patate al selenio, il sale iodato. Di contro ci sono gli alimenti alleggeriti o light in cui viene ridotto il contenuto in nutrienti energetici, come grassi, saccarosio o alcol. Come le bibite senza zucchero o lo yogurt magro. Poi ci sono gli alimenti modificati per consumatori con esigenze nutrizionali per cause di salute. E’ il caso dei celiaci. Altra categoria di cibi che avrà una diffusione maggiore sono i “functional foods”, dei quali è dimostrata la capacità di influenzare una o più funzioni dell’organismo. E’ il caso degli acidi grassi omega-3, giusto per fare un esempio L’ultima frontiera, e lo sarà sempre più in futuro, è l’impiego di probiotici, batteri vivi in grado di equilibrare la flora intestinale. I più noti sono i lattobacilli e i bifidobatteri. Ma ci sono anche i prebiotici, fibre alimentari solubili che si trovano naturalmente in frutta (come la banana) e verdura (come cicoria, aglio, cipolla). Proseguirà poi la diffusione degli Ogm, esseri viventi ottenuti con tecniche di ingegneria genetica. Il nuovo organismo riceve una molecola di Dna, proveniente da una fonte biologica diversa, che gli permette di produrre sostanze che prima non era in grado di produrre. In questo caso è importante soprattutto la produttività e resistenza ad alcuni patogeni, ad esempio le muffe. In sostanza sono piante più forti. Tanto da mettere in forse la sopravvivenza delle altre piante.

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SCENARI DEL FUTURO. Il problema più importante da risolvere nel futuro sarà quello dell’aumento delle quantità di cibo di cui disporre. «Secondo la ricerca "Food security: feeding the world in 2050" bisognerà alimentare più di 9 miliardi di persone con sempre più carne, la produzione globale dovrà aumentare del 70% e migliorare in termini qualitativi», fanno notare i docenti.

Per cui bisognerà incentivare le fonti di proteine alternative a carne e pesce: «è in crescita lo sviluppo della coltivazione di piante proteinacee diverse dalla conosciuta soia, comprese leguminacee (fagioli, piselli, ceci) ma anche fonti alternative quali quinoa, amaranto, canapa. Dalle paludi salate arriverà il cibo futuro. La salicornia, un'erba che cresce nelle aree parzialmente sommerse dalle maree, si è rivelata un’interessante fonte di sostanze nutrienti», spiegano. E’ in espansione l’allevamento di insetti (come la Black Soldier Fly, mosca diffusissima in Sud Africa), destinati all’alimentazione umana. La loro introduzione nella dieta è, tuttavia, limitata dalla mancanza di una standardizzazione e conoscenza delle pratiche di allevamento, della sicurezza e impatto nella dieta. Ma in futuro potrebbero essere consumate essiccate e poi macinate, a mo’ di farina.

Si inizierà a produrre carne in vitro (già annunciata dalla compagnia Usa Memphis Meats per pollo e anatra) e si investirà in nanotecnologie e miglioramenti genetici che massimizzeranno ciò che si può ricavare da ogni animale. Una tonnellata di carne “coltivata” richiede 376 volte meno ettari di terra di quanti ce ne vogliono per un pascolo tradizionale e consuma solo il 10% d'acqua. E le emissioni di anidride carbonica sono minori dall'80 al 95%. Per adesso c’è un problema, il costo: 300mila euro circa per 100 grammi di prodotto. D’altronde se i Paesi sviluppati tendono a ridurre l’uso di proteine, gli abitanti dei Paesi in via di sviluppo chiedono di consumarle. Aumenterà dunque il consumo di pollo e uova, cioè degli allevamenti che hanno un ciclo riproduttivo breve e in spazi contenuti. Così per il maiale, mentre il pesce continuerà ad avere un consumo di nicchia. Stessa sorte per frutta e ortaggi: nonostante l’aumento delle produzioni il consumo rimarrà lontano dalla razione giornaliera raccomandata.

CIBO VIA FAX. E fra cinquant’anni potevano mancare le pietanze di biologia sintetica? «Potrebbero essere formulate su misura biologica del consumatore e possono essere eventualmente “faxate” a una stampante tridimensionale», prevedono Pittia e Mastrocola. Cambierà anche il concetto di dieta: saranno più che personalizzate. «In definitiva una “precise nutrition”, ovvero nutrizione di precisione che personalizza la dieta sviluppando nutrienti volti a ottimizzare l'espressione del Dna grazie agli studi di nutrigenomica e nutrigenetica. Un futuro nel quale l'analisi del Dna di un individuo serva a produrre una dieta in grado di combattere patologie - incluso il cancro - alle quali il consumatore è geneticamente predisposto mentre offre fortificazione per funzioni fisiologiche, cardiovascolari, epatiche e neurologiche».

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