ArgomentoRocco Coletti

PALLA AL CENTRO

Chi sono: Testimone (privilegiato) della storia senza mai prendersi troppo sul serio. Il pallone fa parlare tutti, io cerco di farlo con professionalità e passione
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    Otto gol, altri cinque annullati. Non può che essere una squadra di Zeman: l’attacco che segna a raffica e la difesa che incassa gol, segni distintivi del calcio del boemo che sono subito emersi al debutto in Coppa Italia contro la Triestina

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    Sembravano fatti l’uno per l’altro. Un’ascesa professionale consumata mano nella mano nel corso degli anni. E, invece, è bastato un messaggio social in una sera d’estate per rompere un matrimonio tra abruzzesi, ormai sulla bocca di tutti. Popolari come solo il calcio può farli diventare. Da una parte Marco Verratti, uno dei migliori prodotti calcistici dell’Abruzzo, e dall’altra Donato Di Campli, avvocato frentano con la passione per il giornalismo che gli ha aperto l’autostrada verso il mestiere del procuratore. Sodalizio finito, perché Verratti ha accettato le lusinghe di Mino Raiola, il re dei procuratori, un impero economico costruito commerciando calciatori. Un sodalizio finito su pressione del Paris Saint Germain. Questa è la verità. Di Campli, per assecondare la volontà del 24enne centrocampista originario di Manoppello, voleva strappare la stella del Psg a Parigi per portarlo a Barcellona. Un vero e proprio braccio di ferro consumatosi negli ultimi mesi. Da una parte di Campli e Verratti e dall’altra il presidente Nasser Al Khelaifi ostinato, legittimamente, a rifiutare offerte che hanno sfiorato anche i cento milioni. Come in tutti i bracci di ferro ha vinto il più forte, ovvero l’emiro qatariota, uno che non ha certo problemi di soldi. E che ha approfittato del passo falso dell’avvocato frentano per prendere il coltello dalla parte del manico. La frase “Verratti prigioniero dell’emiro” consegnata alla stampa ha scatenato il Psg e Al Khelaifi che l’hanno giurata a Di Campli. Prima hanno “consigliato” a Verratti di prendere le distanze dal suo procuratore, poi gli hanno “suggerito” di cambiare agente in cambio di un altro adeguamento dell’ingaggio, oggi di 5,6 milioni l’anno. Gli hanno “suggerito” anche il nome, Mino Raiola che all’emiro, va ricordato, ha portato qualche anno fa Ibrahimovic, l’uomo che gli ha permesso di dominare il campionato francese. Non solo: nella dirigenza del club c’è Maxwell, l’ex terzino da sempre un fedelissimo dell’agente originario di Nocera Inferiore. Verratti ha accettato prima il “consiglio” e poi il “suggerimento”, lasciando a piedi Di Campli nel braccio di ferro con l’emiro. Ovviamente, la decisione dell’ex biancazzurro ha scatenato reazioni a non finire, specialmente sul mondo social. Anche perché a completare il triangolo è arrivato Raiola che non gode delle simpatie dei tifosi per il suo modo di fare e si suoi atteggiamenti. Verratti viene accusato di irriconoscenza verso chi l’ha preso per mano quando era un ragazzino del Pescara e faceva difficoltà a giocare con continuità in serie B ai tempi di Di Francesco. Il tempo, poi, ha dato ragione al suo talento. E Di Campli l’ha fatto fruttare partendo da un ingaggio di un milione, al Psg, fino ad arrivare agli attuali 5,6 milioni con tanto di contratto pluriennale con la Nike per una trentina di milioni. E ora? Di certo, ci sarà un nuovo contratto per Verratti, più ricco. Magari l’anno prossimo il centrocampista lascerà Parigi, come da lui stesso auspicato, e il Psg avrà in cambio qualche altro campione. Ovviamente, della scuderia Raiola. In modo tale che tutti (o quasi) vivranno felici e contenti. E Di Campli? Per ora incassa la solidarietà del popolo social. Nel frattempo, cercherà di arricchire e di far lievitare il proprio portafoglio di giocatori. Nel frattempo, il matrimonio si è sciolto in nome dei soldi. E per volere dell’emiro che ha vinto il suo braccio di ferro schierando chi ha osato sfidarlo. Si chiama la legge del più forte.

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