Anna Fusaro

Addio a Daniele Kihlgren. Il pioniere dei borghi

8 Ottobre 2026

Morto a 60 anni il salvatore di Santo Stefano di Sessanio: inventò l’albergo diffuso

 L’AQUILA

Daniele Kihlgren ha insegnato a guardare con occhi diversi l’Italia marginale, nascosta e poco valorizzata, lasciando il segno in Abruzzo: i paesini, le architetture vernacolari, i paesaggi, le forme di vita che compongono quello che lui definiva “patrimonio storico minore”. Il visionario imprenditore italo-svedese, 60 anni compiuti ad agosto, è morto ieri mattina a Roma in seguito a complicanze per una polmonite bilaterale acuta. A vegliarlo fino agli ultimi momenti i suoi cari. Lo ha comunicato, con profondo dolore, la sua società Sextantio, nome che subito evoca gli innovativi progetti di restauro conservativo e ospitalità diffusa ideati e realizzati da Kihlgren a Santo Stefano di Sessanio, nei Sassi a Matera, in Rwanda. La camera ardente sarà allestita domattina, dalle ore 10 alle 12 nell’obitorio dell’ospedale San Pietro Fatebenefratelli di Roma; sempre venerdì, dalle 15, si potrà rendere omaggio al feretro a Santo Stefano di Sessanio nella chiesa delle Anime Sante. Funerali lunedì a Milano nella chiesa di San Babila, tumulazione nella cappella di famiglia a Lovere, sul Lago d’Iseo.

La storia familiare e personale di Daniele Kihlgren parte dalla Svezia, tocca Genova e Milano e arriva in Abruzzo. Il nonno svedese di Daniele, Elow Johannes Kihlgren, console a Genova sotto il fascismo, dopo aver salvato decine di ebrei organizzandone la fuga in Svizzera fu arrestato dalla Gestapo (il suo nome è inciso sulla Stele d’onore nel Giardino dei Giusti a Gerusalemme). Il padre milanese Bertil sposò una ragazza pescarese, della famiglia Milesi, industriali del cemento.

Daniele Kihlgren, nato a Milano nel 1966, diplomato a 17 anni, si laurea in filosofia specializzandosi in epistemologia delle scienze umane. Dopo un corso biennale di specializzazione in terapia familiare sistemico-relazionale all’ospedale Niguarda, insoddisfatto rifiuta alcune proposte di collaborazione e inizia diverse attività in ambito imprenditoriale. Negli anni Novanta, mentre attraversa in moto le montagne abruzzesi, scopre il paesino di Santo Stefano di Sessanio e ne rimane folgorato, decidendo di dar vita a un progetto di recupero e tutela. Kihlgren ha l’intuizione di recuperare il borgo con un restauro conservativo, salvandolo dalla rovina o, peggio, dalla speculazione. Da lì l’idea di trasformare l’intero piccolo centro in albergo diffuso.

«Arrivai quasi per caso in un borgo semi abbandonato della terra d’Abruzzo, Santo Stefano di Sessanio», questo è il suo racconto, «mi ero perso per le vie sterrate intorno ad un castello medioevale, la Rocca di Calascio, e vagando per quei territori giunsi infine in una strada asfaltata che risaliva a mezza costa la montagna per arrivare a Campo Imperatore, l'altopiano a sud est del Gran Sasso. Al di sotto di questa strada apparve il borgo incastellato lambito da un piccolo lago creato da una fonte sorgiva naturale. Nel borgo antico e nel paesaggio agrario circostante non vi era segno alcuno del ventesimo secolo, non vi erano palazzine in cemento, non vi erano capannoni, non vi erano nemmeno le consuete villette in stile più o meno tirolese, caratteristiche dello sviluppo turistico dei borghi storici di montagna negli anni del boom economico. Tutto si era fermato come al tempo passato. Solo il borgo di pietra che si fondeva con un paesaggio rurale ricco di segni di antiche pratiche ormai in disuso. Erano anni che cercavo luoghi dove ancora non si era corrotto questo paesaggio così caratterizzante il nostro Paese fino a diventarne uno stereotipo dell’immaginario, borghi incastellati sulla sommità delle colline, circondati dal territorio campestre. Paesaggi troppe volte sacrificati ad un concetto di sviluppo troppo invasivo e un po’ vecchio, che andrebbe analizzato nei numeri ancor prima di farne una battaglia di civiltà». E i numeri di Sextantio Albergo Diffuso a Santo Stefano di Sessanio e in seguito di Sextantio Le Grotte della Civita a Matera gli daranno ragione. Il valore del progetto e la forza innovativa della sua visione di recupero, rispetto, rifunzionalizzazione del patrimonio storico minore saranno riconosciuti a livello accademico e mediatico. Per l’alto valore culturale e imprenditoriale del progetto Sextantio nel 2016 gli viene conferito il dottorato di ricerca honoris causa dall’università Tor Vergata di Roma, arrivano interviste e ritratti su Time, Forbes, Telegraph, Cnn e nel 2019 la rivista “Condé Nast Traveler” lo colloca tra le 25 personalità più influenti che hanno cambiato il modo di viaggiare.

Grazie a Kihlgren Santo Stefano di Sessanio è diventato una delle mete più significative di un nuovo turismo, lento, consapevole, sostenibile. «La terra d’Abruzzo, la sua identità profonda, il suo fascino ancestrale avevano fatto breccia dentro di me», scriveva l’imprenditore nel suo libro del 2017 “I tormenti del giovane Kihlgren”. Identità e fascino ancestrale si respirano nelle antiche pietre, sicché il restauro non potrà che essere rispettoso e conservativo. «Iniziammo dalle tracce del vissuto, sedimentate negli intonaci, nelle stratificazioni del costruito, negli interni, nei mobili poveri di montagna, vestigia sistematicamente cancellate in un’opera di “damnatio memoriae” che la gente del Sud aveva subito, tracce troppo legate ad un passato connotato come vergogna e miseria e abbrutimento, di un antico sapere squalificato come ignoranza e povertà spirituale. Lasciammo dunque intatte nelle ristrutturazioni degli immobili le testimonianze di questo vissuto così pregne di quell’anima profonda».

Numerosi i messaggi di cordoglio. Il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio: «Con Daniele Kihlgren scompare un uomo che ha avuto il merito di riconoscere, prima di molti altri, il valore straordinario dei nostri borghi e del patrimonio storico, culturale e paesaggistico dell’Abruzzo. Il suo incontro con Santo Stefano di Sessanio, durante un viaggio in motocicletta, si trasformò in un’intuizione capace di cambiare il destino di uno degli angoli più suggestivi della nostra regione. Attraverso il progetto di Sextantio, Kihlgren ha restituito vita, identità e futuro a un borgo antico, contribuendo a far conoscere Santo Stefano di Sessanio e l’Abruzzo in Italia e nel mondo. La sua esperienza», conclude Marsilio, «ha dimostrato come la tutela e la valorizzazione del patrimonio possano diventare strumenti concreti di sviluppo, attrattività e rinascita dei territori. Alla sua famiglia e a quanti gli sono stati vicini giungano le più sentite condoglianze mie personali e dell’intera giunta regionale».