Dino Pepe, l’assessore con più soldi (europei) «Io i campi li conosco»

3 Luglio 2014

Bancario, all’Agricoltura dopo la carica di sindaco di Torano «Ma so distinguere la stagione del fieno da quello della semina»

L’AQUILA. Figlio di genitori entrambi coltivatori diretti, Dino Pepe, 45 anni il 5 settembre, per la prima volta in giunta regionale con delega ad Agricoltura, Caccia, Pesca, Economia del mare e Cicloturismo, il mondo agricolo lo respira sin da bambino.

Dice che sa riconoscere la stagione del fieno da quella della semina, che conosce la fatica di coltivare un campo e quanto pesa sul raccolto l’imprevedibilità del clima. L’agricoltura, però, non è solo orti o tenute agricole familiari, è anche fatta di grandi numeri e produzioni che fanno girare fatturati ed export. Da lì vengono i migliori prodotti enogastronomici abruzzesi. E poi l’economia del mare e il recupero dei fiumi, su cui la nuova giunta intende puntare fin da subito. Un settore, quello affidato a Pepe, che pesa da un punto di vista strategico e finanziario, appetibile a interessi particolaristici.

Bancario, due figlie piccole – Federica, 10 anni, e Marta, di 5 – una moglie pure lei bancaria conosciuta all’università, Dino Pepe per 10 anni è stato sindaco del paese più piccolo della Val Vibrata, Torano Nuovo. Di quell’esperienza vuole portare in giunta soprattutto la “concretezza”, forte delle 7.682 preferenze ottenute alle urne: il primo votato nel centrosinistra in provincia di Teramo, il secondo in Abruzzo dopo il segretario regionale del Pd e neoassessore, Silvio Paolucci.

Pepe, si è domandato da dove sono arrivati tutti questi voti?

«La mia è una candidatura venuta dal basso e sostenuta dal popolo. Un risultato elettorale derivato anche dal vivere il territorio e le associazioni. Tanti voti sono stati inattesi, ne sono molto contento, ma ora comincia un’esperienza per me unica. Mi ritrovo assessore regionale, un’emozione forte per un ruolo di grande responsabilità. Ce la metterò tutta per dare risposte».

L’assessorato all’Agricoltura è l’unico che può contare su fondi europei certi. Milioni di euro da distribuire.Teme pressioni in un settore che muove grandi interessi e finanziamenti?

«Confesso che un po’ di timore c’è. Nei prossimi sette anni, per vari settori oltre al mio, all’Abruzzo saranno destinati 1,8 miliardi di euro tra fondi comunitari e Fars. Io difenderò al massimo la mia libertà da pressioni indesiderate, cercherò di studiare i dossier. Ho cominciato ad ascoltare gli operatori e le associazioni vicine al mondo agricolo. Ruolo importante, in un’ottica anche di controllo, lo avrà la cabina di regia per la programmazione strategica che nascerà in Regione».

Quali sono i suoi obiettivi?

«Creare valore non solo in senso di fatturato, ma anche occupazionale. Il lavoro sarà l’assillo di questa giunta. L’agricoltura può fare molto, anzi è il futuro della nostra regione verde. Poi, anche per quanto riguarda la pesca e il mare, dobbiamo in generale rendere più facile operare, snellire la burocrazia e i controlli».

Il suo paese, Torano, è al confine con le Marche; non a caso lì c’è qualcuno che si sente più marchigiano piuttosto che abruzzese. E lei?

«Abruzzese! Torano Nuovo è conosciuto come “il paese del gusto”, grazie alla più antica sagra del territorio, quella del Vino e della salsiccia dal 1969, una vetrina per l’enogastronomia e un esempio di come rilanciare le tipicità abruzzesi, dando slancio all’export, e tutelando l’ambiente. Per questo diciamo un no secco alle trivellazioni in mare».

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