31 minuti

Economia Abruzzo. Va davvero tutto bene? Questa sera su Rete8 l’inchiesta di “31 minuti”

8 Ottobre 2026

Pil record a +1,9%: quattro volte più dell’Italia. La gioia di Giorgia Meloni-

Cresce l’occupazione, ma aumentano i precari e gli stipendi sono bassi

In Abruzzo, il Pil cresce quattro volte di più della media italiana: +1,9% contro lo 0,5%. Significa primo posto nella classifica del Pil: se l’Abruzzo corre, l’Italia cammina. Lo dice anche il premier Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, eletta proprio in Abruzzo nel 2022: «L’Abruzzo è tornato a correre producendo ricchezza per se stesso e per l’Italia intera», dice Meloni in un video-messaggio all’Abruzzo Economy Summit del 25 e 26 settembre a Pescara. E il premier sottolinea il dato della disoccupazione abruzzese in calo: «La disoccupazione è scesa sotto la media nazionale e questo, credo, non accadeva da oltre trent’anni». Ma, nello stesso Abruzzo che registra l’aumento del Pil e il record degli occupati, emergono contraddizioni: i contratti di lavoro sono sempre più precari, gli stipendi sono tra i più bassi d’Italia, i redditi sono inferiori alla media di oltre 4 mila euro e, per vivere, si comprano sempre più cose a rate. Nella regione che guida la classifica del Pil, ci sono sempre meno soldi per affrontare caro-energia, caro-carburanti, caro-spesa. “Economia Abruzzo. Va davvero tutto bene?”, è il titolo della prima puntata di “31 minuti”, settimanale di approfondimento di Rete8 in collaborazione con il Centro che va in onda questa sera alle ore 22.30 (riprese Movie Live, montaggio Giuliano Vernaschi, regia Danilo Cinquino e Antonio D’Ottavio). Tra i contenuti della puntata anche interviste con Luca Bianchi, direttore generale Svimez, e Giuseppe Mauro, economista, e i punti di vista di Stefano Cianciotta, capo di gabinetto della presidenza della Regione, e Daniele Cristofani, giornalista.

Il Pil dell’Abruzzo, il Prodotto interno lordo che è il principale indicatore della ricchezza di un territorio, è un record da +1,9%, mentre il resto dell’Italia ha una media dello 0,5%. Nella classifica del Pil, la seconda regione è la Campania che cresce a un ritmo dello 0,8%; terza la Puglia con lo 0,7%. Se consideriamo il periodo 2019-2025, cioè gli anni che coincidono con l’amministrazione Marsilio alla guida della Regione, la crescita è dell’8,1% con un Pil pro capite di 32.700 euro, il più alto del Sud Italia. Se, come Giorgia Meloni, consideriamo il periodo 2022-2025, cioè gli stessi anni del governo di centrodestra, l’aumento del Pil è ancora più travolgente: +11,8%. «Quasi 5 punti in più della media nazionale», dice il premier.

E quello del Pil non è l’unico dato positivo: continuano a crescere le esportazioni del Made in Abruzzo, +8,3% tra marzo e giugno 2026, trainate soprattutto dal record del farmaceutico aquilano che vale qualcosa come 2 miliardi di euro e dal comparto agroalimentare, pasta, vino e prodotti tipici, che cresce con un salto del 78%. E aumentano anche gli occupati che ormai sono più di mezzo milione, per la precisione sono 535.000 con un incremento del 4,9%. Di conseguenza, la disoccupazione diminuisce.

Ma non è oro tutto quello che luccica: c’è un dato che fa riflettere: le assunzioni che portano l’occupazione in crescita sono quasi tutte a tempo determinato. L’85,3% dei nuovi contratti è precario; solo il 14,7% è a tempo indeterminato. A dirlo sono i dati del Cresa, il centro studi del sistema camerale regionale. E, in questo Abruzzo senza certezze, gli stipendi sono ancora bassi. Pensate che in Lombardia un dipendente normale prende circa 30.400 euro l’anno mentre in Abruzzo lo stesso dipendente ne percepisce poco più di 20.300 euro. Cioè un terzo in meno: i dati della Cgia di Mestre dicono che, in Abruzzo, lavoriamo tanto ma guadagniamo poco. Sulle retribuzioni siamo al 13° posto in Italia: la media italiana è quasi 24.500 euro l'anno e allora qui, in Abruzzo, ne mancano più di 4.000, praticamente un anno di mutuo se si pagano rate di circa 350 euro al mese. A stipendi, peggio di noi soltanto Basilicata, Molise, Puglia, Sardegna, Campania, Sicilia e Calabria. E se gli stipendi sono bassi, per le famiglie, è un'impresa impossibile contrastare il caro-vita, dai carburanti fino alle bollette del gas e dell’energia elettrica, la spesa di tutti i giorni. L’ultimo dato Istat dice che l'inflazione è arrivata al 4,2%.

Se gli stipendi sono bassi e la vita costa sempre di più, è ovvio che i redditi non possono essere alti, sarebbe impossibile: gli abruzzesi hanno un reddito di appena 21.680 euro l’anno, tremila in meno rispetto alla media dell’Italia che sfiora i 25mila euro. Ma oltre a prendere poco, poi ci sono anche le tasse: gli abruzzesi sono un popolo di tartassati, a partire dall'aumento dell’addizionale Irpef deciso dall’amministrazione Marsilio per coprire il disavanzo della sanità: una manovra da 80 milioni di euro in due anni. E allora ammonta a 20.231 euro il peso fiscale complessivo che grava su una famiglia tipo composta da due lavoratori dipendenti e un figlio a carico.

E poi ci sono altri numeri: l’indice di indebitamento al consumo proietta l’Abruzzo al 7° posto in Italia: ogni famiglia ha in media un debito di quasi 7.000 per prestiti e finanziarie. Con la crisi che avanza, per mantenere lo stesso tenore di vita, le famiglie si rifugiano negli acquisti a rate, oltre a intaccare i risparmi: rate per i telefonini, rate per le vacanze, rate anche per i vestiti. In Abruzzo, l'indebitamento medio è di 6.863 euro mentre in Italia è più basso, 6.657 euro. In Abruzzo la provincia che fa più debiti per le compere è Pescara.

L’altra faccia della medaglia è che l’indebitamento delle famiglie è un affare da quasi 4 miliardi di euro per banche e società finanziarie: tra il 2024 e il 2025, questo giro d’affari è aumentato di quasi 200 milioni di euro. La Cgia sottolinea un passaggio perché accumulare debiti è pericoloso: «L’accesso al credito può essere un’opportunità per far crescere l’economia ma se il debito aumenta più velocemente degli stipendi reali, può diventare un problema, segnalando difficoltà per molte famiglie».

Ma se l’Abruzzo produce sempre più ricchezza e i soldi non arrivano alle famiglie che vivono con stipendi bassi e comprando tutto a rate, chi ci guadagna da questa situazione? Forse un pezzo di risposta sta in una frase detta dal presidente della Regione Marco Marsilio a margine del Forum Ambrosetti, a Chieti: «Chi guadagna e chi ha i soldi da parte può sempre scegliere se fare industria o se fare finanza. Spero che ci siano aziende che vogliano continuare a investire nell’industria e non nelle speculazioni finanziarie».

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