Filippo più forte del fulmine torna a fare gol in campo: «Mi è mancato tanto giocare»

Festa al campo sportivo Celdit di Chieti Scalo per accogliere il dodicenne La famiglia: «Sono stati mesi duri, ma ora possono riprendere gli allenamenti»
CHIETI. «Mi è mancato tantissimo giocare a calcio». È la fine di un incubo e l’inizio di una seconda vita per il bambino più forte di un fulmine. Filippo, 12 anni, ieri pomeriggio è tornato dopo cinque mesi ad allenarsi sul suo amato campo da calcio, nell’impianto sportivo Celdit di Chieti Scalo. Quello stesso campo che lo ha buttato a terra quel pomeriggio di fine estate, lo scorso 30 agosto, quando un fulmine lo ha colpito al piede mentre stava giocando a calcio con la sua squadra. Accompagnato dalla mamma Federica Troiano, Filippo ieri è tornato ad indossare gli scarpini da calcio e a correre dietro il pallone da cui non ha più intenzione di staccarsi.
Ad aspettarlo c’erano i suoi compagni di squadra del River ’65 e il suo allenatore Gabriele Di Primio che la famiglia non smette di ringraziare. Sì perché Gabriele, di professione vigile del fuoco, quel drammatico pomeriggio è stato il primo a correre sul campo e a effettuare il massaggio cardiaco sul piccolo Filippo steso a terra. Quando tutti pensavano che per lui non ci fosse più nulla da fare, con il suono dell’ambulanza in lontananza, Gabriele non ha smesso neppure per un secondo di provarci. «Ho visto Filippo che cadeva di sasso», racconta l’allenatore, «ho cercato subito di scuoterlo per cercare di capire cosa fosse successo, ma Filippo non rispondeva a nessun segnale. Ho iniziato a fare il massaggio cardiaco e nel giro di 7-8 minuti è arrivata l’ambulanza del 118». Poi la corsa in ospedale, una notte passata a lottare tra la vita e la morte in coma farmacologico, poi due settimane in terapia intensiva nel reparto di pediatria del Santo Spirito di Pescara. Ieri, sul campo anche il mister Gabriele ha tirato un respiro di sollievo. «Ho fatto quello che si doveva fare in un momento del genere», aggiunge l’allenatore, «sono stati momenti bruttissimi, ma fortunatamente è andato tutto bene». Ora quegli attimi drammatici vengono scalzati dagli occhi luminosi di Filippo che tornano a sperare, un giorno, di diventare forte come Rafael Leão, il suo calciatore preferito. Filippo sorride mentre indossa la divisa della sua squadra e gli scarpini nuovi ai piedi. Quelli della tragedia ora sono a casa, la mamma non ha intenzione di buttarli via. «Li teniamo stretti a casa come ricordo di questa triste storia che però ha avuto un lieto fine», racconta mamma Federica, «il piede è stata l’unica parte del corpo ad essere colpita per fortuna». E insieme agli scarpini ci sono i tanti omaggi che Filippo ha ricevuto per il suo coraggio: c’è la maglia neroverde che la squadra del Chieti gli ha regalato, omaggiato poi dal caloroso applauso della Curva Volpi prima del derby Chieti-L’Aquila (1-0), c’è poi il pallone da calcio che l’amministrazione comunale di Chieti gli ha portato in ospedale per dargli forza. E ancora, i biglietti delle partite e le maglie del Milan, la sua squadra del cuore, che molti cittadini venuti a conoscenza della sua storia gli hanno voluto donare.
Ora Filippo torna a far gol, abbracciato dai suoi amici. «Sono stati mesi molto duri e pieni di angoscia», dice la mamma sul campo, «rivederlo tornare in campo è stata una grandissima emozione dopo quattro mesi e mezzo di convalescenza perché la ferita da ustione al piede sinistro ha richiesto un po’ di tempo. Lui aveva tanta voglia di tornare in campo, stare con gli amici e calciare il pallone. Vederlo così felice mi ha riempito il cuore di gioia. Si corona il suo sogno: possono riprendere gli allenamenti. Non ha mai smesso di pensare al campo, aveva voglia e bisogno di sfogarsi».

