La festa dei consultori Le donne: battaglia vinta

L’Aquila celebra la prima struttura laica “per la rivoluzione della procreazione” «Una volta la pillola era un peccato e un reato, ora è simbolo di libertà»
L’AQUILA. La battaglia culturale per l'uso della pillola contraccettiva portata avanti tra gli scaffali della Standa, in centro storico. O nel piazzale dell'ex Italtel, tra le operaie, prima dell'ingresso in fabbrica. È partita così, negli anni Settanta, la lotta delle donne aquilane contro il pregiudizio (e la disinformazione) nei confronti della pillola contraccettiva, un «peccato» per i cattolici e un reato secondo il codice penale: si chiamava "Pincus", dal medico che la scoprì nel 1967, ma guai a usarla. Finiva in galera chiunque facesse propaganda sull’argomento o usasse contraccettivi: effetto dell’articolo 553 del Codice penale.
Fu così almeno fino a quando, nel 1971, la Corte costituzionale non abrogò tale assurdo retaggio fascista, e si potè interrompere il ricorso a improbabili terapie contraccettive inconcludenti e rischiose per la salute, oppure ad aborti fai-da-te o in ambulatori medici non appropriati. In questo contesto comincia anche all'Aquila la «rivoluzione della procreazione libera e responsabile» delle donne (però anche degli uomini, medici e gente comune che vi presero parte) che poi portò alla nascita del primo consultorio laico Aied (l'Associazione italiana per l'educazione demografica), l'unico a tutt'oggi esistente in Abruzzo su 21 in Italia. Quest'anno si festeggiano i 40 anni dell'entrata in vigore della legge 405 sull'istituzione dei consultori familiari, con essa riconosciuti dallo Stato come luoghi «in sostegno alla famiglia o al singolo». Il consultorio Aied dell’Aquila ha una storia diversa dagli altri in Italia. Nel capoluogo di regione si può festeggiare un po' di più, perché quando la legge 405 è stata approvata, in città era già funzionante. E oggi festeggia i suoi 40 anni con un convegno che ripercorre la sua storia in una giornata dedicata a Donatella Tellini, scomparsa nel 2013, anima e cuore dell'Aied abruzzese, docente impegnata nel sociale e nella difesa delle donne insieme alla senatrice socialista Elena Marinucci, ad Anna Albano, Rosaria Panetta, Maria Pia De Rubeis De Angelis e tante altre.
È la Marinucci a ricostruire il contesto politico e culturale di allora, in cui «le donne non potevano dire apertamente che frequentavano l'Aied». Anche entrare in un portone che si mimetizzava con un palazzo normale faceva la differenza nel «reclutamento» delle donne. Avere a disposizione uno studio medico all’interno di un palazzo normale, all’epoca, messo a disposizione da un amico, fu la salvezza del consultorio laico. Le donne non avrebbero altrimenti avuto il coraggio di entrare. «Ricorrere alla contraccezione era immorale», spiega la Marinucci, «c’era la Chiesa contraria, mentre, a livello politico, soltanto i socialisti libertari e i radicali avevano una mentalità aperta sull'argomento». All’interno, si visitava con pochi strumenti, tra cui un lettino spinto a mano sulle sue rotelle lungo il Corso e preso dagli scantinati dell’ospedale, destinato a essere buttato via.
Come è nata l’Aied? «Volevo fare qualcosa perché anche L'Aquila avesse un consultorio laico», racconta la Marinucci, all'epoca non ancora parlamentare, «dove le donne fossero libere di gestire il loro desiderio di procreare, senza condizionamenti, in anni in cui era forte l'influenza della chiesa cattolica». Siamo tra il 1971 e il '72. La senatrice si rivolse così a Luigi Laratta, presidente dell'Aied nazionale nato nel 1953 a opera di un gruppo di giornalisti, intellettuali e scienziati d'ispirazione laica e democratica. «Mi rispose: bene, ma ti posso dare qualche spicciolo e tanti manifesti». Bastarono. La Marinucci ne parlò con Donatella Tellini, «senza la quale il consultorio non sarebbe arrivato fino al tempo del riconoscimento statale». Che giunse dopo due anni di volontariato. L'Aquila già era pronta con il suo consultorio laico.
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